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Combustibile da rifiuti, Italia in prima linea ma il 70% va all’estero

Il Sole 24 Ore

Combustibile da rifiuti, Italia in prima linea ma il 70% va all’estero

Nel Dl Quater una norma per promuoverne l’utilizzo nelle aziende italiane

Sara Deganello

La norma contenuta nel Dl Aiuti Quater, che semplifica per le aziende il passaggio dal gas al combustibile solido secondario (Css) prodotto a partire dai rifiuti non più riciclabili, «è una misura coerente con il progetto ambientale che il nostro Paese sta realizzando nel solco della strategia italiana sull’economia circolare varata nel giugno 2021. Rappresenta un grande successo di Confindustria Cisambiente che da anni si è battuta affinché avvenisse ciò, e ora che viene prevista la possibilità di utilizzare il Css in luogo del gas naturale si realizza la prima fase di un’importante sogno che diverrà un progetto strutturato». Così il direttore generale dell’associazione Lucia Leonessi commenta il risultato.

Stefano Sassone, direttore dell’Area Tecnica della stessa, specifica: «Con il Dl Aiuti Quater il nostro Paese supporta lo sviluppo di questo vettore energetico e, soprattutto, favorisce la tutela ambientale oltre a presentare dei vantaggi: innanzitutto contribuisce alla diminuzione del rifiuto trattato in discarica, in conformità agli obiettivi di riduzione posti dall’Ue per il 2035. Consente inoltre una diminuzione dei combustibili fossili impiegati, e soprattutto un abbattimento delle emissioni di anidride carbonica, visto che a ogni tonnellata di Css utilizzata corrisponde un risparmio di 1,35 tonnellate di CO2».

«Il Css ha un costo sedici volte inferiore ai combustibili fossili», aggiunge Fabrizio D’Epiro direttore generale di Deco Group, operativo nel settore: «È un ottimo sostituto dei combustibili fossili quali il carbone, la lignite e il coke in molteplici processi industriali energivori, in primis la produzione del cemento. Il Css è una fonte rinnovabile perché ci saranno sempre rifiuti non differenziabili e non riciclabili», conclude.

Giuseppe Dalena, presidente dell’Associazione Italiana del recupero energetico da Css (Airec) ricorda che «il mercato del Css stenta ancora a decollare, sebbene da dieci anni, ormai, le forze politiche al governo tentino periodicamente di rilanciarlo. Secondo Federbeton nel 2021 in Italia il tasso di sostituzione dei combustibili fossili con quelli alternativi è stato del 22% con 321.629 tonnellate di Css, mentre la media europea è del 52,2%. Più che di una forbice si tratta di un divario, considerando che il settore ha una potenzialità di 1 milione di tonnellate, già ampiamente disponibili. I produttori ne esportano il 70% , dissipando così un valore economico ed energetico che potrebbe rimanere nel nostro territorio, mentre i cementieri sono costretti ad approvvigionarsi di elevate quantità di pet coke dall’estero, sostenendo gli elevatissimi rincari dei costi energetici che li rendono meno competitivi sul mercato internazionale. Evidentemente c’è una situazione su cui intervenire, al di là della demagogia che troppo spesso impedisce lo sviluppo economico».

Sonia Pierini, del gruppo Porcarelli, conferma il potenziale del mercato: «Abbiamo inaugurato nel giugno 2022 a Finale Emilia (Modena) uno stabilimento per la produzione di Css: un investimento da 18 milioni di euro che raddoppia la capacità produttiva dell’azienda, che ha già uno stabilimento di questo tipo a Roma, portandola a 80mila tonnellate all’anno. Di queste, il 60-70% varca i confini italiani viaggiando verso Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, con notevoli costi logistici. Per questo mercato le previsioni sono di crescita, purtroppo non per quanto riguarda l’Italia, dove l’uso del Css è ancora limitato. L’art. 4 bis del Dl Aiuti Quater è una bella apertura in tal senso e bisognerà unicamente cercare di renderla permanente», racconta.

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