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Come si fa il compostaggio e perché fa bene all’ambiente?

National Geographic Italia

Come si fa il compostaggio e perché fa bene all’ambiente?

Ecco come riciclare gli scarti e gli avanzi di cibo a casa e contemporaneamente ridurre le emissioni delle discariche.

DA SARAH GIBBENS
Come si fa il compostaggio e perché fa bene all’ambiente?

Il compost è formato da un mix di scarti alimentari e rifiuti del giardino, come ad esempio le foglie cadute. Se aggiunto al terreno, è un ottimo fertilizzante organico.

FOTOGRAFIA DI SEVERIN WOHLLEBEN, LAIF/REDUX

Circa un terzo di tutto il cibo prodotto nel mondo va sprecato. Nella maggior parte dei casi finisce nelle discariche e diventa una fonte di metano, un gas a effetto serra 25 volte più potente dell’anidride carbonica.

La soluzione ottimale sarebbe eliminare i rifiuti, ma una parte rimarrebbe comunque. E per quella c’è una soluzione a portata di tutti: il compostaggio.

Il compostaggio trasforma i rifiuti in un ottimo concime per il terreno che fa molto bene alle piante. Gli agricoltori lo chiamano “oro nero”.

Che lo si faccia usando una compostiera posizionata in giardino o appoggiandosi a una struttura comunitaria, gli esperti sostengono che in questo modo è possibile ridurre i rifiuti domestici e al contempo dare un piccolo contributo alla lotta contro il cambiamento climatico.

“Niente paura, è relativamente semplice. Bisogna sapere come farlo, ma se si sbaglia è facile imparare e correggere il tiro”, afferma Bob Rynk, principale autore di “The Composting Handbook” (in italiano, “Manuale di compostaggio”) e professore emerito presso l’Università Statale di New York, a Cobleskill.

Cosa avviene in una compostiera?

Il cibo si trasforma in compost attraverso l’attività di piccoli microorganismi come batteri, funghi e protozoi.

“Quando si ha una compostiera si diventa allevatori di microbi”, afferma Rhonda Sherman, esperta di compostaggio presso l’Università Statale della Carolina del Nord. “E di cosa hanno bisogno i microbi? Esattamente di ciò di cui abbiamo bisogno anche noi: aria, acqua, cibo e riparo”.

Su piccola scala – quindi parlando di compostaggio domestico o di comunità – la compostiera dovrebbe consistere di tre elementi: scarti di cibo, acqua e materiale legnoso secco, come ad esempio ramoscelli e altri rifiuti del giardino.

Questi ultimi vengono comunemente chiamati “materiali marroni” e sono ricchi di carbonio. Gli scarti alimentari vengono invece chiamati “materiali verdi” e sono ricchi di azoto. Nella compostiera le proporzioni fra questi due dovrebbero essere due parti di materiali marroni per ogni parte di materiale verde.

Oltre a evitare che il contenuto della compostiera diventi un ammasso melmoso, i materiali marroni sono più voluminosi e creano lo spazio necessario alla circolazione dell’ossigeno. Quest’ultimo aiuta i minuscoli microbi a decomporre i rifiuti organici attraverso un processo chiamato digestione aerobica.

Nelle discariche, i grandi mucchi di rifiuti impediscono all’ossigeno di raggiungere il cibo in decomposizione, che viene quindi scomposto da microbi in grado di sopravvivere in assenza di aria: la digestione anaerobica che mettono in atto produce metano.

Per contro, mentre i microbi aerobici decompongono i rifiuti – iniziando dalle più facili sostanze zuccherine per poi procedere con le proteine, i grassi e le fibre, come spiega Rynk – emettono anidride carbonica, un gas a effetto serra meno potente del metano.

Inoltre, i microbi producono calore: in una grande compostiera a pieno ritmo si possono raggiungere temperature di oltre 54 °C, sufficienti a uccidere i patogeni.

Dopo diversi mesi, la massa di rifiuti raggiunge un più lento stato di decomposizione. In questa fase è ricca di microorganismi e nutrienti come azoto, fosforo e potassio.

Come far funzionare la compostiera?

La compostiera di casa va periodicamente mescolata o smossa e tenuta umida. Entrambe queste accortezze accelereranno il processo di decomposizione. La mescolatura consente all’ossigeno di raggiungere tutti gli angoli e i bordi del contenitore. L’umidità, invece, assicura la sopravvivenza dei microorganismi, che per vivere hanno bisogno di un ambiente umido.

Infatti, quando le compostiere domestiche non funzionano, generalmente è perché sono troppo secche. Ma non aggiungete troppa acqua: spesso è sufficiente aumentare i materiali verdi (più umidi di quelli marroni). In caso contrario basterà spruzzarne un po’ sulla cima del mucchio.

Strizzate una spugna bagnata e osservate la sua consistenza leggermente umida: “È così che dovrebbe essere il contenuto della vostra compostiera”, spiega Sherman, “deve essere visibilmente bagnata, ma non deve grondare liquidi”.

Sherman consiglia di mantenere il mucchio nella compostiera a un’altezza di circa 90 cm – in modo che si possa sviluppare un calore sufficiente – e di tenerla all’ombra per evitare il rischio di essiccamento.

“Molti credono di doverla posizionare al sole in modo che si scaldi, ma è sbagliato. È l’azione dei microorganismi che riscalda il materiale nella compostiera”, spiega.

Non tutti gli scarti e avanzi di cibo sono adatti al compostaggio domestico: quelli di frutta e verdura vanno benissimo, ma gli avanzi di carne o prodotti caseari tendono a creare cattivo odore e ad attirare parassiti. Inoltre, contenendo elevati livelli di grassi, richiedono più tempo per decomporsi. Non è inusuale che i roditori siano attratti dalle compostiere, ma mescolare e rigirare il mucchio gli impedisce di fare nidi all’interno. Inoltre, il compostaggio si può fare efficacemente anche in compostiere chiuse.

L’Environmental Protection Agency (Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente) fornisce un elenco dettagliato dei rifiuti non adatti al compostaggio. Tra questi ci sono gli sfalci del giardino trattati con pesticidi, che potrebbero uccidere i microorganismi.

 

Come si fa il compostaggio e perché fa bene all’ambiente?

Questo mucchio di rifiuti alimentari sono stati raccolti nella città di Lione, in Francia, e sono destinati a un impianto di compostaggio commerciale. Con la raccolta dell’organico – aggiunta alle altre categorie di rifiuti differenziati – le città possono ridurre la quantità complessiva di spazzatura che arriva nelle discariche.

FOTOGRAFIA DI NICOLAS LIPONNE, HANS LUCAS/REDUX

In alcuni comuni sono disponibili i contenitori dell’organico accanto a quelli per gli altri rifiuti riciclabili. Gli scarti di cibo e del giardino raccolti a livello urbano generalmente vengono conferiti a grandi impianti di compostaggio industriale dove vengono tritati, sminuzzati e lavorati ad alte temperature. In strutture di questo tipo il compostaggio avviene in grandi mucchi o nei silo. Proprio perché i rifiuti vengono poi inviati a strutture industriali, la raccolta dell’organico a livello comunale – che normalmente prevede una gamma di materiali più ampia rispetto ai rifiuti che si possono compostare a livello domestico – e la normativa cambia da città a città.

Per chi non ha un giardino né un servizio urbano di raccolta dell’organico o non si vuole occupare di una compostiera domestica, ci sono molti giardini e coltivatori che accettano i rifiuti organici.

Inoltre, se vi preoccupano i cattivi odori che gli avanzi di cibo tenuti in casa possono sviluppare, Sherman ha un consiglio molto efficace: congelando i rifiuti nel freezer, si “mette in pausa” il processo di decomposizione, impedendo lo sviluppo di cattivi odori.

Come si fa il compostaggio con i vermi?  

Il vermicompostaggio – o lombricoltura – produce un fertilizzante ancora più efficace. I lombrichi digeriscono gli scarti e producono un humus ricco di sostanze nutritive per le piante. La ricerca ha rivelato anche che i microorganismi viventi che si trovano in particolare nel prodotto del vermicompostaggio contribuiscono a proteggere le colture da alcune malattie comuni e quindi a ridurre la necessità di usare erbicidi e pesticidi.

A volte, sul fondo dei cumuli di compost i lombrichi si radunano naturalmente; per questo motivo non dovrebbero essere aggiunti nelle più grandi e calde compostiere da giardino.

I lombrichi non hanno polmoni e respirano attraverso la pelle, che deve rimanere umida per evitare che si secchino e muoiano. La compostiera è sì un ambiente umido, ma non abbastanza per la sopravvivenza dei lombrichi.

L’ambiente più idoneo al vermicompostaggio sono compostiere più piccole, alte non più di 50-60 cm. Essendo adatti a contenitori non grandi, i lombrichi si possono facilmente tenere in scatole chiuse sotto il lavello di cucina o sul balcone; il vermicompostaggio è quindi un’opzione fattibile anche per chi non ha il giardino. Il Natural Resources Defense Council (ossia il Consiglio per la difesa delle risorse naturali) statunitense propone qui un tutorial che spiega come costruire un contenitore per vermicompostaggio domestico.

E gli imballaggi biodegradabili/compostabili?

I prodotti etichettati come “compostabili” o “biodegradabili” – come ad esempio materiali di imballaggio e posate – sono molto diffusi, ma devono essere lavorati presso le strutture di compostaggio industriale.

Ian Jacobson, presidente di Eco-Products e produttore di articoli compostabili, afferma che dagli inizi del 2010 la sua azienda è passata da 200 a oltre 450 prodotti venduti. Le confezioni etichettate come compostabili sono di vari materiali, dalla carta alla bagassa di canna da zucchero alla bioplastica (una materia plastica a base biologica che può ad esempio essere ricavata dal mais). Alcuni, ma non tutti, negli Stati Uniti sono certificati dal Biodegradable Products Institute (BPI), il più grande ente certificatore di materiali compostabili, che analizza questo tipo di prodotti per assicurare che siano idonei per essere lavorati presso le strutture commerciali.

I contenitori per il cibo da asporto sono spesso in carta compostabile. Ma “non possono essere gettati così come sono nella compostiera domestica”, spiega Sherman. Affinché i microbi possano riuscire a decomporli è necessario spezzettarli riducendoli in frammenti non più grandi di 5 cm.

Anche in questo modo, però, non è detto che si decompongano facilmente. In una compostiera domestica gestita correttamente si può sviluppare molto calore, ma le temperature elevate degli impianti industriali consentono di trasformare questi materiali in modo molto più efficace. Sherman fa notare che anche i prodotti in carta compostabile come i giornali e i tovagliolini di carta possono diventare “pastosi”, finendo così per compattarsi nella compostiera e impedirne l’aerazione.

Gli imballaggi per il cibo in materiali bioplastici non sono compostabili a casa, perché spesso presentano forti legami polimerici che possono essere scomposti solo negli impianti industriali. Inoltre, non tutte le materie bioplastiche possono essere trasformate nelle strutture di compostaggio commerciale, perché alcune contengono additivi chimici tossici usati per renderle impermeabili o più resistenti.

In che modo il compostaggio aiuta l’ambiente? 

Nel 2018 gli USA hanno prodotto circa 300 milioni di tonnellate di rifiuti. Dopo i prodotti di carta, il cibo era il secondo in classifica: rappresentava circa il 21% del totale e ingrossava le discariche, che contribuiscono per il 34% alle emissioni complessive di metano.

Se praticato su larga scala, il compostaggio può incidere significativamente sulle emissioni. A San Francisco – città in cui nel 2009 il compostaggio è stato reso obbligatorio – è riuscita a ridurre i rifiuti urbani che finiscono in discarica ogni anno dell’80%, ovvero di oltre 2,5 milioni di tonnellate.

Una stima del Natural Resources Defense Council ha rilevato che la normativa sul compostaggio di San Francisco ha portato a una riduzione dell’equivalente di 90.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno, una quantità di emissioni pari a quella di 20.000 veicoli passeggeri.

Oltre a ridurre le emissioni delle discariche, il compost rende il suolo più sano e fertile. Se aggiunto in superficie al terreno di giardini e colture, la sua materia organica migliora i terreni non sani. Contribuisce inoltre all’aggregazione delle particelle del terreno e trattiene più acqua. Un terreno migliore favorisce la crescita delle piante, che a loro volta riescono a sequestrare il carbonio dall’atmosfera. Un terreno più forte e ricco di sostanze nutritive, inoltre, riduce la necessità di fertilizzanti e pesticidi, che sono sostanze inquinanti la cui produzione spesso implica metodi estrattivi distruttivi e un’elevata impronta di carbonio.

In effetti, l’unico lato negativo del compostaggio potrebbe essere la riluttanza di alcuni ad avere a che fare con rifiuti organici in decomposizione. Su questo, Sherman dice di non preoccuparsi.

“Non ha cattivo odore e non è disgustoso come si potrebbe credere. Bastano tre minuti alla settimana per gestire una compostiera. È veramente una cosa facile da fare e molto utile”.

 

Questo articolo è stato pubblicato originariamente in lingua inglese su nationalgeographic.com.

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