Dalle foglie dell’ananas bicchieri e contenitori biodegradabili con Pinyapel

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Dalle foglie dell’ananas bicchieri e contenitori biodegradabili con Pinyapel

The Next Tech

L’innovazione già premiata durante il D&AD Future Impact Awards di New York arriva dalle Filippine
consiste in un materiale ricavato da uno scarto che si biodegrada molto più velocemente della carta
Lara Martino
Mentre sul mercato continua a crescere l’offerta di oggetti e contenitori monouso sostenibili per l’ambiente,
nelle Filippine hanno sviluppato un materiale che consente di produrre bicchieri monouso che non solo non
necessitano di tagliare alberi per la loro realizzazione, ma non contengono nemmeno quel sottile
rivestimento in polietilene che troviamo nei classici bicchieri di carta. Il segreto sta nella materia prima
individuata: le foglie dell’ananas. L’innovazione si chiama pinyapel e consente di superare il problema della
non perfetta biodegrabilità di tutti quei prodotti monouso che noi scegliamo come alternativa alla plastica, ma
che in realtà la contengono comunque per renderli impermeabili ai liquidi che devono contenere.
Riutilizzo ecosostenibile
La scoperta dei ricercatori filippini appartenenti ad organizzazioni pubbliche e private – aziende di frutta e di
imballaggi e una sezione del dipartimento di commercio e industria delle Filippine – è stata premiata nel
mese di ottobre 2019 durante il D&AD Future Impact Awards di New York perché ne è stato riconosciuto
l’impatto positivo che può avere sulla vita di tutti noi: in sostanza si tratta di un materiale che permette il
riutilizzo di uno scarto – le foglie di ananas – e che porta sul mercato dei prodotti finiti che non inquinano
perchè sono completamente biodegradabili. In altre parole: la realizzazione piena dell’economia circolare
attraverso il recupero di qualcosa destinato alla discarica per la realizzazione di un materiale non inquinante.
Un prodotto che si biodegrada in fretta
I dati forniti dal Department of Trade and Industry-Design Center delle Filippine (DTI-DCP) dimostrano che il
deterioramento di Pinyapel può raggiungere il 55,32 per cento della massa in quattro settimane, molto di più
di quanto accade con i normali sacchetti di carta che nello stesso periodo di tempo perdono il 21,33 per
cento della loro massa. In pratica il doppio anche dal punto di vista economico oltre che ambientale. In
un’intervista a Vice, Maria Rita O. Matute, direttore esecutivo di DCP spiega: «L’ambizione di Pinyapel è di
rimpiazzare i contenitori usati per il takeaway e trasformare quindi questi rifiuti in compost da usare per
concimare la terra. Invece dell’economia tradizionale lineare che prende dalla terra,noi siamo in grado di
restituire alla terra e renderla più ricca e sana, facendo da gestori responsabili della terra per le future
generazioni».
La crescita dei prodotti green
D’altronde quello della riduzione degli imballaggi e dell’end of waste è un tema molto attuale e sentito. Il
numero di persone che anche in Italia sceglie di abbandonare la plastica è in costante crescita: secondo
un’indagine condotta da Nielsen in collaborazione con Novamont, il 75% degli italiani è disposto a pagare di
più un prodotto green o con una confezione ambientalmente sostenibile. Addirittura la metà del campione crede che

serva disincentivare la produzione di plastica attraverso una tassa alle aziende del settore, la
cosiddetta plastic tax.

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