Ecco come funzionano le migliori tecniche disponibili (Bat) per gli inceneritori

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Ecco come funzionano le migliori tecniche disponibili (Bat) per gli inceneritori

Introdotte a livello Ue, verranno utilizzate come base di partenza per le autorizzazioni di impianti di incenerimento e termovalorizzatori, di cui in Europa si contano quasi 500 impianti e in Italia 38

Il primo inquadramento normativo delle Migliori Tecnologie Disponibili (BAT – Best Available Techniques) risale alla direttiva IPPC (1996), per il controllo e prevenzione integrata dell’inquinamento, che ne introduce i principi fondanti: applicabilità tecnica ed economica, bilanciamento costi benefici e approccio ambientale integrato. Da quando è nata la successiva Direttiva sulle Emissioni Industriali (EU/2010/75, recepita in Italia nel decreto legislativo 46/2014) il concetto di BAT è entrato ufficialmente a far parte delle Autorizzazioni Integrate Ambientali, e con esso i valori di emissione associate alle tecniche descritte che diventano legalmente vincolanti.

Questa scelta si appoggia sul principio secondo il quale la normativa a cui i grandi impianti industriali devono essere conformi segue l’evoluzione delle tecnologie, riadattando le prescrizioni normative a quelle performance che vengono raggiunte dalle tecnologie considerate per l’appunto migliori, nel senso che garantiscono una migliore protezione dell’ambiente nel suo complesso.

Per seguire il progresso tecnologico e la selezione delle BAT, la Direttiva ha introdotto un processo formale di revisione dei documenti settoriali di riferimento – i cosiddetti BREF (BAT REFerence document) – all’interno dei quali vengono stilati dei capitoli denominati BAT Conclusions. Una per settore, le BAT Conclusions sono l’elemento chiave di un BREF. La stesura dei BREF è un processo partecipativo coordinato dal Joint Research Center a Siviglia (da cui il nome di processo di Siviglia), e basato sul lavoro di un gruppo di lavoro tecnico formato da istituzioni europee, associazioni di categoria, stati membri e associazioni ambientaliste.

Una volta aggiornate, le BAT Conclusions vengono tradotte nelle lingue ufficiali dell’Unione e servono come base per la stesura delle AIA; al loro interno si trovano le descrizioni delle migliori tecniche disponibili in termini impiantistici, gestionali e di controllo finalizzate ad evitare o ridurre le emissioni in aria, acqua o suolo degli impianti industriali. Il cosiddetto processo di Siviglia serve ad identificare gli avanzamenti tecnologici e a tradurli in una serie di conclusioni che colleghino a specifiche tecnologie il range di performance che ci si può aspettare venga raggiunto nelle istallazioni in cui vengono implementate.

Le BAT Conclusions per il settore dell’incenerimento dei rifiuti (Waste Incineration BAT Conclusions) sono state pubblicate a Dicembre 2019 e seguono la pubblicazione di settori vicini come quello del trattamento dei rifiuti (Waste Treatment BAT Conclusions) e dei grandi impianti di combustione (Large Combustion Plants BAT Conclusions). Le cosiddette WI BAT Conclusions verranno utilizzate come base di partenza per le autorizzazioni di impianti di incenerimento di rifiuti pericolosi, ospedalieri e di fanghi, ma soprattutto dei termovalorizzatori, di cui in Europa si contano quasi 500 impianti e in Italia 38, distribuiti in maniera disomogenea sul territorio.

Per questi impianti le autorità competenti avranno 4 anni dalla pubblicazione delle BAT Conclusions per revisionare e, se necessario, aggiornare la loro autorizzazione. È importante sottolineare che i valori di emissione riportati nelle BAT Conclusions e associati alle varie tecniche disponibili non sono espressi come singoli valori, ma come “range” (ad esempio, i valori di emissioni di PM10 associati alle tecniche di riduzione delle polveri vanno da 2 a 5 mg per normal metro cubo di fumi), perché non è possibile assegnare un singolo numero alle performance raggiungibili con le BAT.

La fase di implementazione che durerà fino a dicembre 2023 può essere portata avanti con modalità diverse: alcuni stati membri come la Germania lavorano prima su un decreto su scala nazionale che dia requisiti chiari, soprattutto in termini di limiti di emissioni, in modo da garantire un approccio omogeneo tra i vari impianti presenti. In paesi come l’Olanda e la Francia i ministeri si occupano di produrre delle linee guida facoltative, che manifestino le intenzioni del governo nazionale senza limitare la libertà delle autorità locali, mentre nei casi di Italia e Spagna il recepimento viene affidato direttamente a Regioni e Province. Il processo di implementazione può quindi assumere approcci e tempistiche diverse, sulla base delle risorse e dell’esperienza delle autorità competenti. In Italia un coordinamento da parte di Ispra e SNPA potrebbe risultare fondamentale per non ritrovarsi con 21 o più procedure diverse tra le varie regioni e province dello stivale.

Una delle ragioni di questa possibile variabilità nell’implementazione delle BAT Conclusions è dovuta sicuramente al fatto che richiedono informazioni aggiuntive per essere correttamente comprese, interpretate e applicate. Il testo delle BAT conclusions spesso non fa riferimento a requisiti legali complementari che sono essenziali per comprendere il quadro complessivo, né fornisce utili informazioni contestuali condivise durante lo scambio all’interno del gruppo di lavoro tecnico europeo. Tra le numerose questioni aperte c’è quella dei requisiti sull’efficienza energetica, e di come questi si interfaccino con i preesistenti calcoli necessari alla classificazione degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani come impianti di recupero (R1), come definito dall’allegato II della direttiva quadro sui rifiuti.

Innanzitutto è opportuno fare una premessa: se da una parte abbiamo dei range di valori di emissioni che definiranno i futuri limiti fiscali  delle AIA, per quanto riguarda l’efficienza energetica gli intervalli di riferimento (i cosiddetti BATAEELs, BAT associated Energy efficiency levels) non hanno valore fiscale perché non vengono citati esplicitamente nella direttiva sulle emissioni industriali. Questo vuol dire che i BATAEELs sono stati proposti dalla Commissione come valori indicativi di quali performance gli impianti equipaggiati delle migliori tecniche disponibili siano in grado di raggiungere.

Per quanto riguarda impianti che trattano rifiuti solidi urbani e altri rifiuti non pericolosi, la prima caratteristica dei calcoli di efficienza delle BAT Conclusions è che si basa sulla capacità dell’impianto di recuperare energia, e non su quella che effettivamente recupera. Questo aspetto segna una evidente differenza rispetto al calcolo del fattore R1: il calcolo dell’R1 utilizza l’energia prodotta in un dato periodo di tempo (generalmente un anno) come misura dell’output degli impianti, mentre per le AIA le BAT Conclusions suggeriscono di basare i calcoli sulle potenze elettriche o termiche installate. Questa scelta è in linea con la natura del documento stesso, che ha lo scopo di segnalare le migliori tecniche disponibili per garantire la massima efficienza energetica indipendentemente dai fattori esterni (ad esempio: temperatura ambiente, variazioni significtive del potere calorifico dei rifiuti in ingresso, malfunzionamenti della turbina).

Dalla natura delle BAT Conclusions, legate alle tecnologie applicate e alle loro potenzialità deriva anche la un’altra grande differenza con l’R1, cioè la periodicità del calcolo. La valutazione dell’efficienza energetica, essendo intrinseca all’impianto e non alle sue performance annuali, deve dunque essere effettuata solo una volta, sulla base dei dati di targe o di un performance test, e ripetuta solo in caso di modifiche sostanziali al sistema di recupero di energia. Il calcolo dell’R1, invece, siccome prende in considerazione l’energia prodotta, deve essere ripetuta periodicamente, di solito ogni anno.

Nelle BAT Conclusions sull’incenerimento, i termovalorizzatori vengono classificati in due gruppi principali (tre, se si considerano le eccezioni e i casi particolari) ai fini del calcolo dell’efficienza energetica:

Caso 1: gli impianti orientati principalmente verso la produzione di elettricità , con un efficienza richiesta del 20-35%;

Caso 2: gli impianti orientati principalmente verso la produzione di calore con un efficienza richiesta tra il 72 e il 91%.

Il fattore discriminante tra questi due tipi di impianti non è necessariamente il tipo di energia prodotta, quanto invece il tipo di turbina installata, che ne identifica il tipo di orientamento energetico. È importante sottolineare che esistono anche dei casi cosidetti “ibridi”, che non ricadono cioè né nel caso 1 né nel caso 2. Per questi impianti le BAT Conclusions dettano delle metodologie di calcolo specifiche, di cui alcuni esempi sono spiegati nell’allegato 8 del BREF Waste Incineration.

In conclusione, sebbene la metodologia delle BAT conclusions e quella dell’R1 siano entrambe metodologie di calcolo di efficienza energetica (per quanto non tradizionali), il raggiungimento di uno o dell’altro valore di riferimento non garantisce l’aderenza all’altro.

Al fine di garantire la coerenza delle nuove AIA con le BAT Conclusions sull’incenerimento sarà dunque necessario per gli operatori calcolare l’efficienza dell’impianto secondo la metodologia associata ai BATAEELs, a prescindere dall’efficienza energetica tradizionale o del valore di R1.

di Lighea Speziale e Lorenzo Ceccherini per Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa)

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