Ecoballe, il viaggio dal fondo del mare alla discarica di Ischia di Crociano

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Ecoballe, il viaggio dal fondo del mare alla discarica di Ischia di Crociano

Il Tirreno

Ecoballe, il viaggio dal fondo del mare alla discarica di Ischia di Crociano

Manolo Morandini/PIOMBINO

All’appello ne mancano 26. Tante sono le ecoballe ancora sul fondo del mare, disperse il 23 luglio 2015 dalla motonave IVY nel golfo di Follonica. Le navi oceanografiche Astrea e Lighea dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), impegnate dal 19 settembre nella campagna per la mappatura dei fondali, hanno lasciato il porto di Piombino. Le ricerche, condizionate dal maltempo, si chiudono con un bilancio insoddisfacente. Pochi i bersagli che sarebbero stati individuati e tutti ancora da verificare. È concreto il rischio che l’operazione, faticosamente avviata dalla Protezione civile nazionale all’inizio di agosto, si possa chiudere rinunciando a recuperare il resto del carico inquinante.

Lo stato dell’arte

La stima è di 56 ecoballe di rifiuti plastici pressati: 63.000 chili. In questi anni 17 sono quelle recuperate perché spiaggiate o finite nel sacco delle reti dei pescherecci. L’ultima, in ordine di tempo, il 28 agosto è stata ripescata dal peschereccio Scarabocchi. Altre 12 sono state recuperate ad agosto dai mezzi della Marina militare nell’ambito dell’attività avviata sulla scorta della delibera del 22 luglio con cui il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e nominato commissario straordinario il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli. E resta da ripescare un’ecoballa infangata, individuata ad agosto. Totale: 30. Perciò, sulla base dei dati noti, in fondo al mare si trovano ancora 22. 000 chili di plastiche eterogenee aggregate in origine in blocchi di grosse dimensioni, circa un metro cubo, in cui si compattano i rifiuti solidi urbani una volta trattati perché diventino combustibile solido secondario, in particolare quelli a base di materie plastiche, vengono ridotti in pezzi, quindi aggregati e compattati in strati di pellicola plastica, le ecoballe appunto.

Il carico disperso

Il piano operativo elaborato dai tecnici dell’Ispra, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera che ha preso il via il 19 settembre prevedeva una campagna per la mappatura dei fondali del golfo di Follonica, con l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di ulteriori ecoballe, oltre a quelle individuate e recuperate ad agosto. La fase operativa ha previsto ulteriori ricerche, mediante l’utilizzo di sonar multibeam, su due aree di mare complessivamente di circa 55 km², complementari a quelle investigate dalla Marina militare, che sono state individuate prendendo in considerazione elementi cartografici, tecnici e documentali. Il risultato non è all’altezza delle aspettative. E torna a prendere quota l’ipotesi messa sul tavolo dall’unità investigativa di Greenpeace che sulla base del tracciato della rotta seguita dalla motonave Ivy nel 2015 ha segnalato altre due aree, al traverso di Punta Ala e al traverso di Anzio, che non sono mai state indagate.

Lo smaltimento

I lavori finora portati avanti dalla Protezione civile nazionale, coadiuvati da un continuo monitoraggio e controllo da parte di ricercatori e tecnici Ispra e Arpat, hanno permesso il recupero e la messa a dimora, nel sito temporaneo di stoccaggio, di circa 15 tonnellate di rifiuti, su cui nei giorni scorsisi sono concluse le attività propedeutiche al loro corretto smaltimento. Dalle analisi è emerso l’assimilazione a rifiuti speciali non pericolosi e per questo smaltiti in discarica. Un viaggio di una manciata di chilometri dal sito di stoccaggio sul porto all’impianto di Ischia di Crociano, gestito da Rimateria.

Le tappe

Il 23 luglio 2015 il cargo IVY in prossimità dell’isolotto di Cerboli perde 56 balle di rifiuti plastici pressati: 63.000 chili. Il fatto è scoperto dalle autorità solo a distanza di mesi. A marzo 2016 Arpat invia i risultati dei campionamenti: non risulta presenza di sostanze tossiche né metalli pesanti oltre i limiti. Si deve arrivare a gennaio 2019: il Ministero dell’Ambiente dice che le indagini «hanno fatto emergere che gli imballaggi stanno trasformandosi in spazzatura marina». Solo il 25 giugno con DPR l’ammiraglio ispettore Aurelio Caligiore è nominato commissario straordinario del governo per il recupero delle ecoballe. Ma il 20 dicembre l’Autorità garante per la concorrenza del mercato contesta la sua nomina. Ed ha inizio un lungo stallo da cui la burocrazia romana è uscita con grande difficoltà. Il 25 giugno 2020 arriva a scadenza naturale l’incarico di Caligiore. Il 22 luglio il governo delibera lo stato di emergenza nazionale e nomina commissario straordinario il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli. Il 3 agosto viene allestito il centro operativo avanzato di Protezione civile al porto di Piombino e iniziano le attività di ricerca e recupero affidate alla Marina militare.

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