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Le aziende: “Il diktat riuso minaccia 50 mila ditte” Monni: “Rifiuti da ridurre”

La Repubblica – Firenze

Le aziende: “Il diktat riuso minaccia 50 mila ditte” Monni: “Rifiuti da ridurre”

Via all’iter del regolamento Ue che taglia quote al riciclo. Confindustria: “ A esserne travolte società con 450.000 addetti”. L’assessora: “ Aiuteremo tutti a cambiare”

Di Azzurra Giorgi

A «essere travolte» dalla nuova proposta di regolamento della Commissione Ue sugli imballaggi potrebbero essere oltre 50mila imprese toscane e circa 450mila addetti. A dirlo il Centro Studi di Confindustria che stima il numero delle aziende sottolineando come questo sia « un tema trasversale, che abbraccia alimentare, metalli, vetro, plastica, chimica, legno, e interessa produttori, utilizzatori industriali, commercianti».

Se il regolamento venisse approvato così com’è, entro il 2040, tra le altre cose, dovrebbe essere servito in un contenitore riutilizzabile l’80% delle bevande e il 50% degli imballaggi del cibo a domicilio, verrebbero standardizzati i formati degli imballaggi, vietati i monouso di ortofrutta, quelli usati in ristoranti e caffè, i mini- flaconi degli hotel, entrerebbero in vigore dei sistemi obbligatori di restituzione di plastica e lattine e delle percentuali di contenuto riciclato per i nuovi imballaggi in plastica.

Obiettivi dichiarati: ridurre la quantità di rifiuti, limitare gli imballaggi non necessari, promuovere quelli riutilizzabili. Ma da quando le prime bozze erano cominciate a circolare, industrie, consorzi e associazioni di categoria italiani erano insorte, temendo le sorti di un sistema che in Toscana, appunto, riguarda mezzo milione di addetti. E forse è anche per questa levata di scudi che il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ha specificato ieri, in italiano, che «nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti. Non c’è competizione tra riciclo e riutilizzo».

Ora c’è da vedere che succederà. Il regolamento, superato l’iter di approvazione, sarà obbligatorio. « Il cambiamento fa paura ma è necessario » dice l’assessora toscana all’ambiente Monia Monni. «Il regolamento va nella direzione del piano già tracciato, fin dalle prime direttive sull’economia circolare la riduzione era considerata 1° obiettivo » continua Monni, che entro fine anno potrebbe presentare in Aula il nuovo piano rifiuti della Regione ( ci sarà poi l’iter di approvazione con anche una fase partecipata). Che punterà, appunto, sulla riduzione, sul riuso poi il riciclo ( quest’anno la Toscana dovrebbe aver raggiunto il 67%, con ampie difformità sul territorio), lo smaltimento verrebbe eliminato dalle opzioni.

« Queste azioni riguardano il modo in cui conserviamo il pianeta » sottolinea Monni. Lo pensano anche Commissione, associazioni come Greenpeace; dalla parte opposta Coldiretti, Filiera Italia (che teme anche problemi di sicurezza alimentare legati al riuso), e ovviamente l’industria degli imballaggi. «Capisco la preoccupazione delle imprese – dice Monni -. I cambiamenti spaventano. Ma il nostro tessuto imprenditoriale è maturo, e siamo pronti ad accompagnarli laddove necessario».

Parallelamente c’è il discorso impianti. Alia ne ha proposto uno a Empoli in cui i rifiuti verrebbero trasformati in metanolo e idrogeno. Il progetto sarebbe quasi pronto, ma i cittadini hanno già manifestato la loro contrarietà, in strada e durante accesi incontri pubblici. In questo caso la Regione valuterà se sussistono i requisiti necessari, altri enti terzi valuteranno l’impatto ambientale, «ma mi piacerebbe ci fosse un dialogo vero. Capisco la preoccupazione, ma vorrei aprire un confronto che non parta da un “no” – dice Monni -. Per quello siamo sempre in tempo».

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