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Multiutility, ecco il percorso «Aggregarsi per competere»

Il Tirreno, Cronaca Toscana 

Multiutility, ecco il percorso «Aggregarsi per competere»

Nicola Perini «I servizi in regione richiedono dimensioni adeguate»

«Ambiente e energia: se stiamo fermi saremo fagocitati nel giro di 2-3anni»

Ilenia Reali 

In queste ultime settimane sta lavorando freneticamente per la costruzione della multiutility regionale, una grande società a capitale pubblico, che dovrà garantire i servizi energetici, ambientali e idrici a un territorio sempre più ampio, partendo dal cuore della Toscana. Nicola Perini è l’amministratore unico di Consiag, una delle società coinvolte nel progetto di fusione. Ha molto chiaro che in Toscana, su questi temi, serve un cambio di passo. E per questo è strenuamente al fianco dei sindaci di Firenze, Prato ed Empoli che, per primi, hanno creduto nel progetto. «In questo territorio è necessario fare aggregazioni, imbarcare competenze e attrarre finanza con l’obiettivo di garantire efficienza», dice. «È l’unico modo per riuscire a fare investimenti sui servizi: abbassare i costi e riuscire a ridurre le tariffe. Non c’è altra strada». Amministratore pubblico dopo 30 anni di attività nel settore privato, Nicola Perini è nel board di via Panziera a Prato e ora è anche alla guida di Confservizi Cispel Toscana.

Perini, a che punto siamo con il progetto di fusione della multiutility? 

«I consigli comunali si stanno esprimendo sul progetto, hanno tempo fino al 19 ottobre. È il passaggio più importante perché chi prende la decisione oggi è la proprietà dell’azienda, quindi i consigli comunali. È il passaggio centrale in assoluto». 

Quindi è in corso anche un confronto con le opposizioni?

 «Ogni consiglio comunale ha una sua modalità di rapporto con le opposizioni. Per quello che ci riguarda abbiamo cercato di informarle tutte a ogni livello possibile. Io, come amministratore di Consiag, e Simone Faggi per Acqua Toscana, abbiamo fatto dai primi di maggio 130 incontri con le proprietà. Domani ci saranno le quattro assemblee delle società, Alia sarà l’ultima perché soggetto aggregante. Si completa quindi il secondo scalino che porterà alla fusione entro la fine dell’anno. Dobbiamo attendere i pareri della Corte dei Conti ed eventuali opposizioni stakeholder. Dal primo gennaio nascerà la multiutility». 

Non sono mancati i mal di pancia nei consigli in cui si è già votato. Anche dentro il centrosinistra. Divide la previsione di andare in Borsa…

«Il tema dell’indebitamento si portava dietro sensibilità diverse ed era prevedibile ci sarebbe stato un confronto. Sono contento però di come stanno andando le cose finora. Nei prossimi mesi avremo tutto il tempo per comprendere meglio: quando discuteremo ulteriormente per capire quali sono i bisogni e perché c’è l’opportunità di andare in Borsa. Avverrà comunque passando dai consigli comunali. Ad oggi, secondo me, l’esigenza di quotarsi c’è per fare ciò che è necessario». 

Cosa cambia per l’utente finale e qual è l’aspetto politico per cui la multiutility è importante? 

«Questa iniziativa è propedeutica a consentire alla proprietà pubblica locale di mantenere la potestà sui tre servizi essenziali: Idrico, Ambiente ed Energia. Funzionale a creare un soggetto industriale che sarà in grado di mettere in campo tutte quelle azioni funzionali alla proprietà pubblica locale, a servire nel miglior modo i propri cittadini. Posti di lavoro qualificati, riduzione delle tariffe, mantenimento della proprietà pubblica locale, la sola in grado di assicurare l’interesse collettivo. I Comuni rimarranno quindi proprietari, l’alternativa sarebbe diventare clienti di soggetti di altri sistemi industriali che hanno interesse a svolgere il proprio servizio e arricchire la loro proprietà». 

Sta facendo riferimento alle grandi multiutility regionali e al rischio che i servizi vengano fagocitati? 

«Se non si fa niente nell’arco di 2-3 anni saremo fagocitati dagli altri sistemi. L’unico servizio che siamo in grado di mantenere in autonomia, restando così, è quello idrico. Sul servizio ambientale e dell’energia perderemmo la potestà». 

Diventare clienti, cosa significa praticamente? Oggi con la multiutility avremmo potuto dare risposte diverse?

«Significa consegnare le nostre province agli interessi delle altre proprietà pubbliche. L’aggregazione che stiamo proponendo ha la funzione di creare un sistema industriale che sia una risorsa specialmente nei momenti di difficoltà collettiva. In realtà anche se la crisi energetica in atto richiede risposte che vanno oltre le possibilità delle nostre realtà, stiamo lavorando affinché Estra possa diventare un soggetto attivo. La nostra regione può rendere collettive le opportunità esistenti: gassificatore di Piombino, le concessioni legate alla geotermia devono avere delle ricadute positive sul nostro sistema economico e questo è possibile se il territorio dispone di strumenti come Estra». 

Non saremo comunque troppo piccoli? 

«Chiusa questa fase apriremo subito un aumento di capitale per consentire alle altre esperienze pubbliche di poter partecipare a questa nuova iniziativa che vorremmo avesse una dimensione sovra regionale. Le sfide economiche richiedono dimensioni adeguate. La nostra regione, se non si organizza, sarà conquistata e sarà destinata al ruolo di spettatore. Questa iniziativa è una proposta per dotare questa regione di uno strumento competitivo. Se non sarà colta siamo comunque convinti che potremmo rendere competitivo il nostro sistema ed accompagnare il nostro territorio verso gli sviluppi aggregativi ed industriali che attendono il nostro Paese». 

Quanto il risultato elettorale mette a rischio questa scelta? 

«Nessuno. Questa è una elaborazione trasversale, svolta da sindaci attenti, non di parte. Tra l’altro io registro il fatto che le forze di opposizione, nel tendere ad acquisire il ruolo di governo, dovrebbero augurarsi di trovare strumenti utili, non macerie». 

Abbiamo un po’ dormito? 

«Certo, questa regione ha dormito. Siamo in ritardo di 20 anni». 

Qual è il rapporto tra Estra e la multiutility? 

«La multiutility eredita la partecipazione di Consiag, sarà il primo socio al 40%, per cui Estra si sveglia con un socio ancora più importante e forte che ha tutto l’interesse a valorizzare questa realtà industriale».

Saranno creati posti di lavoro? 

«La multiutility eserciterà un ruolo operativo sulle due aziende consolidate, Alia e Publiacqua. Gli investimenti previsti porteranno posti di lavoro su Alia, sugli impianti previsti e per le scelte di reinternalizzazione di determinati servizi. Complessivamente saranno almeno 1. 500 posti di lavoro in più». 

Come si avvicinano i cittadini a multiutility sempre più grandi, quindi più lontane? 

«Facendo sì che i consigli comunali siano strumenti attivi e non pericolosi strumenti di democrazia. Gli amministratori hanno il dovere di farli sentire quello che effettivamente sono: i proprietari, e non solo i clienti. Questo è un aspetto decisivo affinché si imponga il concetto di servizio alla collettività delle aziende pubbliche». 

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