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Più di 200 mila tir per spostare i rifiuti

Italia Oggi
All’estero o in altre regioni italiane che sono state più accorte e previdenti. 14 regioni hanno impianti insufficienti. In testa il Lazio
di Domenico Cacopardo
È di un paio di giorni fa la pubblicazione del rapporto sul deficit di impianti per il trattamento dei rifiuti, redatto dagli esperti del Ref, società indipendente che affianca aziende, istituzioni, organismi governativi nei processi conoscitivi e decisionali, nata nel 2000 dallo spinoff delle competenze economiche presenti in Irs (Istituto per la Ricerca Sociale). La Ref-Ricerche supporta l’Ufficio Parlamentare di Bilancio chiamato a validare le proiezioni macroeconomiche del Governo. Questo per chiarire che il soggetto è serio, così tanto da essere coinvolto nel processo – come consulente – parlamentare di approvazione delle norme di bilancio.
Ne riprendiamo gli elementi essenziali. Sono 14 le regioni che non hanno impianti sufficienti per lo smaltimento e l’avvio a recupero energetico dei rifiuti: il totale di essi è di 4,9 milioni di tonnellate, tutte inviate all’estero o in altre regioni per essere utilizzate nella produzione di energia elettrica mediante incenerimento, o per essere riciclate. Sono, pertanto, più di 200mila l’anno i Tir occorrenti per il trasporto: messi in fila costituirebbero una colonna da Reggio Calabria a Mosca, più o meno 3.300 chilometri. Circa 550 mezzi al giorno, che inquinano (emissioni di CO2 e polveri sottili) e che costano a cittadini e a imprese.
Responsabilità precisa delle regioni che non hanno svolto i compiti loro attribuiti dalla Costituzione, individuando i siti e realizzando le infrastrutture di trattamento. Spesso, per ragioni ideologiche («no ai termovalorizzatori, sì a rifiuti zero» – una stupida follia) o per l’incapacità di superare gli egoismi localistici dei «Nimby» (Not in my back-yard», non nel mio giardino) supportati dagli sfascisti di turno.
Per chiarire meglio, il Lazio (di Nicola Zingaretti) è, dal punto di vista dei rifiuti, il peggiore, dato che mette in strada 162 Tir al giorno. Seconda la Campania con 142. Terza la Sicilia con 78 Tir. La sorpresa, tuttavia, è al quarto posto: il Veneto mette in strada ogni giorno 29 Tir, poco più del 20% del Lazio, ma pur sempre tanti, troppi. Il ribaltamento dei costi delle operazioni significa che il cittadino campano spende ogni anno 447 euro. Quello laziale 383. Il siciliano 382. La spesa minore è del Trentino-Alto Adige con 178 euro per nucleo familiare. Nell’asciuttezza dei numeri, si possono tuttavia ritrovare le incapacità e le nevrosi che caratterizzano gran parte della politica italiana di questi tempi.
Emerge la grave dannosità dei 5Stelle che, dal governo nazionale e dal governo comunale (esemplare il caso Roma), hanno dato un colpo mortale alla corretta e moderna gestione dei rifiuti, vietando e opponendosi alla realizzazione degli attuali impianti di trattamento, di cui esempi ragguardevoli si trovano in tutta Europa e in Nord-Italia. Poiché la non-conoscenza è la cifra precipua dei dirigenti del Movimento, non possiamo stupirci più di tanto per il loro rifiuto e per il sistematico ricorso al mantra della mancanza di modernità delle soluzioni da tutti adottate. Un mantra applicato addirittura alla nuova ferrovia Lione-Torino (Tav) che, invece, si iscrive tra le infrastrutture di trasporto di nuova generazione.
L’abbiamo già affermato e lo ripetiamo che basta la sola presenza dei 5Stelle nel governo e, in numeri esagerati, in Parlamento a produrre un danno per la comunità nazionale: sia sotto il profilo della perdita di credibilità nei mercati internazionali e della perdita di peso in ogni consesso, sia sotto quello del danno esplicito e misurabile derivante dalle loro decisioni o dalle loro non decisioni, dal blocco cioè di iniziative urgenti e necessarie. Anche Luigi de Magistris pesa nella contabilità del disastro.
Il tutto, figlio di una lunga stagione politica, nella quale classi dirigenti inadeguate insieme a una crisi epocale hanno spinto l’elettore a rivolgersi altrove, a coloro che si dichiaravano capaci di realizzare ciò che ci voleva. Fatalmente, mese dopo mese, anno dopo anno, il conto, per gli italiani, diventa più salato. Verranno tempi migliori? Si vedrà, se le rose che timidamente stanno emergendo da un terreno arido e incolto, saranno capaci di svilupparsi e fiorire.

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