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Rapporto Green City Network: raccolta differenziata bassa in Toscana

Toscana Chianti Ambiente

In Toscana la media si attesta sul 56%, ma Grosseto è al 38%. Scarseggiano gli impianti e grandi quantità di rifiuti organici vengono esportati  in Lombardia e Veneto.

Come sono messe oggi le regioni dell’Italia centrale, Toscana inclusa, su produzione di rifiuti, raccolta differenziata e riciclo? Una risposta viene dal Green City Network della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile che in collaborazione con Conai (Consorzio nazionale imballaggi) ha promosso un workshop e pubblicato un rapporto sulla gestione circolare dei rifiuti nelle città delle regioni del Centro Italia.

Secondo i dati Ispra, la produzione dei rifiuti urbani (RU) in Italia negli ultimi anni (2013-2018) è cresciuta. Rispetto ai valori del 2013 la Toscana ha avuto un incremento di produzione  (+17 kg/ab anno). Tra le province toscane con un incremento maggiore del 10%, per lo stesso periodo, troviamo Lucca (+13%), Grosseto (+ 16%) e Livorno (+ 23%). Tra i capoluoghi Siena registra un incremento della produzione (+10%) insieme a Pisa (+22%) e Massa (+ 35%).

Rispetto ai valori del 2013 in Toscana l’incremento pro capite di RD (raccolta differenziata) è stato del +93 kg/ab anno ma con valori generali attuali ancora tra i più bassi (56%). Tra le province toscane con la raccolta differenziata percentuale più bassa per il 2018 troviamo Pistoia (49%), Siena (47%), Massa Carrara (44%), Arezzo (42%) e Grosseto (38%). La Toscana registra, insieme al Lazio, i ritardi maggiori nelle raccolte differenziate e, conseguentemente, del riciclo dei rifiuti urbani.

Nel 2018, in Toscana, il tasso di riciclo delle diverse frazioni dei rifiuti urbani ha raggiunto il 43% della produzione mentre lo smaltimento in discarica dei RU il 33%. Nel Centro Italia, su una produzione di rifiuti urbani di 9,5 Mt (megatonnellate), il 45% è avviato a riciclo (4,3 Mt), il 7% a incenerimento/coincenerimento (653 kt), il 20% a discarica (1,9 Mt) e l’1% è esportato all’estero (77 kt).

Secondo il rapporto si osservano, anche nel Centro Italia, carenze di impianti per il trattamento delle frazioni raccolte e, conseguentemente, un “nomadismo” dei rifiuti. Dal questionario effettuato risulta che quasi il 60% dei Comuni spedisce i rifiuti fuori dalla regione. La Toscana esporta fuori regione un quantitativo di rifiuti organici pari a circa 157 kt (chilotonnellate), di cui circa 76 kt (48% del totale esportato) in Veneto e oltre 58 kt (37% del totale esportato) in Lombardia. Quantitativi meno rilevanti sono avviati anche in Emilia Romagna, Umbria e Lazio.

C’è poi un problema di alti costi per lo smaltimento della frazione residua del riciclo, in particolare per plastica e carta. Nell’Italia centrale per la gestione della frazione organica troviamo una prevalenza di impianti di compostaggio, mentre sono ancora marginali quelli integrati e di digestione anaerobica con produzione di biogas che possono essere integrati con impianti per la produzione di biometano: una produzione redditizia e utile per la decarbonizzazione.

In tutta Italia esistono difficoltà di mercato per le materie prime seconde generate dal riciclo: difficoltà ad assorbire i quantitativi prodotti a prezzi remunerativi per le attività di riciclo, sia per il venir meno di alcuni sbocchi esteri (in particolare verso la Cina) sia per i bassi prezzi praticati per alcune materie prime vergini. Occorre quindi prestare maggiore attenzione ad alimentare il mercato delle materie prime seconde provenienti dal riciclo dei rifiuti anche utilizzando meglio gli acquisti pubblici verdi (GPP).

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