Ripresi i conferimenti a Rimateria: la gestione rifiuti si riscopre servizio essenziale

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Ripresi i conferimenti a Rimateria: la gestione rifiuti si riscopre servizio essenziale

Greenreport

In tutto il Paese l’emergenza sanitaria sta determinando problematiche nel settore dei rifiuti, perché manca un’adeguata infrastruttura impiantistica per gestirli

Di Luca Aterini

Con il decreto del 20 febbraio la Regione Toscana ha revocato il blocco dei conferimenti rifiuti negli impianti di Rimateria e «in questi giorni, quindi, l’azienda ha ripreso a lavorare». A confermarlo in una nota congiunta è il Comune di Piombino attraverso il sindaco Francesco Ferrari e Carla Bezzini, assessore all’Ambiente, rispondendo indirettamente al Comitato salute pubblica che proprio in questi giorni ha chiesto lo stop dell’azienda in quanto svolgerebbe «attività assolutamente non indispensabili per il nostro territorio».

Il Comune rivendica ancora una volta «le difficoltà oggettive che gli atti legittimi che l’amministrazione ha adottato hanno causato» all’azienda, all’interno della quale proprio Piombino rappresenta il socio pubblico maggioritario, ma mai come in questi giorni in tutto il Paese si riscopre che la gestione integrata dei rifiuti – con gli impianti industriali collegati – è un servizio essenziale per la popolazione che non solo può, ma deve continuare ad essere attivo anche durante una pandemia. L’emergenza in corso rende inoltre particolarmente importanti quegli impianti – come i termovalorizzatori e le discariche – che occupano gli ultimi posti nella gerarchia europea per la gestione dei rifiuti ma che continuano ad essere indispensabili per chiudere il cerchio dell’economia circolare, come nel caso della discarica di Ischia di Crociano che gestisce rifiuti speciali non pericolosi.

I rifiuti prodotti ogni anno dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione che non derivino direttamente da cure sanitarie) arrivano già a sfiorare le 180mila tonnellate e per la quasi totalità – 160.815 tonnellate – sono composti da rifiuti pericolosi, in larghissima parte inceneriti o smaltiti in discarica per disposizioni di legge. L’epidemia in corso con le necessarie operazioni di assistenza sanitaria collegate, come intuibile, stanno però provocando un picco nella produzione di questi rifiuti, che necessitano di essere gestiti in sicurezza: in questa fase emergenziale, sono arrivati anche a triplicarsi le attività di raccolta e gestione rifiuti presso le strutture ospedaliere.

A fare il punto della situazione è direttamente il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), spiegando che «l’emergenza sanitaria nazionale connessa all’infezione da virus Sars-Cov-2 – sottolinea il Snpa – sta determinando problematiche nel settore dei rifiuti, in particolar modo nel ciclo di gestione dei rifiuti urbani, dei fanghi generati dal trattamento delle acque reflue, nonché per i rifiuti prodotti dagli impianti produttivi. Le problematiche sono prevalentemente legate ad una carenza di possibili destinazioni per specifiche tipologie di rifiuti, attualmente non gestite sul territorio nazionale per l’assenza di una specifica dotazione impiantistica e, nel caso dei rifiuti urbani, a difficoltà organizzative e logistiche», data la carenza di impianti sul territorio nazionale ormai costellato da sindromi Nimby e Nimto. In una filiera integrata come quella dei rifiuti, ogni tassello del puzzle che compone la (sottodimensionata) dotazione impiantistica nazionale risulta oggi particolarmente prezioso.

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