In teoria, una stalla per bovine da latte dovrebbe avere un criterio di costruzione che trovi un valido compromesso tra la necessità di ridurre il più possibile lo spazio da destinare alle singole bovine e quella di facilitare le operazioni di pulizia e manutenzione, senza minimamente “intaccare” il benessere psico-fisico delle bovine. Il benessere degli animali è infatti anche una delle condizioni propedeutiche per fare reddito.

L’introduzione di questo articolo potrebbe sembrare scontata ma in realtà tanto scontata non lo è, e per poche semplici ragioni. Prima di costruire un modello di stalla perfetta per le bovine bisognerebbe avere molto chiara l’etologia di questi animali, aspetto che attualmente non è molto esplorato nella comunità scientifica. Le conoscenze sono puntiformi e spesso non considerano che razze altamente selezionate come la frisona non esistono in natura ed avrebbero grandi difficoltà ad adattarsi alla vita selvatica condotta dai loro progenitori.

Nonostante il pesante intervento dell’uomo, i “fondamentali etologici” dei bovini sono gli stessi del loro progenitore Uro. Pur tuttavia gli esseri umani hanno il “brutto difetto” di antropomorfizzare il mondo che li circonda. E’ diffusa l’uso dell’espressione “sembra finto” per definire un ambiente naturale molto bello, che sottointende che ciò che l’uomo modifica è più bello di quello che non modifica.

Sia i movimenti animalisti che i semplici cittadini, ma purtroppo anche molti costruttori di stalle, hanno una percezione del benessere delle bovine molto umanizzata, o meglio antropomorfizzata. Le bovine sono erbivori e come tali appartengono al gigantesco raggruppamento delle prede. Noi uomini siamo predatori e spesso ospitiamo nelle nostre case altri predatori, come i cani e i gatti. Il modello comportamentale del predatore è radicalmente opposto rispetto a quello delle prede, soprattutto nel modo di manifestare la paura, il disagio e la malattia, ossia tutto ciò che non è benessere.

E’ con questa mentalità che furono anticamente costruite le prime stalle dove proteggere gli animali dalle intemperie, dai predatori e dai parassiti e facilitarne la “manipolazione”, ovvero il cibarli, dissetarli, curarli e mungerli nel caso degli animali da latte. Molti cittadini auspicano un ritorno dei bovini allo stato naturale, ossia all’allevamento estensivo, ma senza chiedere agli animali se sono d’accordo.

Chi non conosce l’etologia dei ruminanti, e della bovina da latte in particolare, auspica per questi animali ampi spazi dove fare lunghe passeggiate quotidiane, non considerando che la dispersione di energia fine a sé stessa che l’uomo chiama sport in natura non esiste. Gli animali si muovono e interagiscono solo per fini nutritivi e riproduttivi, o per proteggersi dai predatori. Se non ci sono queste tre grandi motivazioni se ne stanno tranquillamente sdraiati a dormire per buona parte della giornata. Cosa che a dire il vero fanno anche i cani e i gatti se hanno le ciotole costantemente piene di croccantini.

L’evoluzione dalla stabulazione estensiva a quella intensiva è stata caratterizzata dalla nascita delle stalle a stabulazione fissa dove le bovine sono legate per tutta la loro vita o per i soli mesi autunnali e invernali, ossia quando il pascolamento è impraticabile. Le stalle a stabulazione fissa non tenevano minimamente in considerazione l’identikit etologico delle bovine. Funzionavano, e funzionano tuttora, per l’elevatissima capacità d’adattamento dei bovini, che poi è stato uno dei motivi principali per cui allora i nostri antenati decisero di domesticare proprio l’Uro e non gli altri ruminanti selvatici. Tutti all’epoca condivisero il fatto che nella stalla a stabulazione fissa le bovine non dovevano sprecare inutilmente energia per camminare e quindi la potevano impiegare per produrre più latte. Queste stalle inoltre erano facili da pulirle, si potevano allevare molti più animali in poco spazio e, anche se il comportamento estrale era molto rarefatto, con un occhio attento si poteva facilmente rilevare il calore. La selezione naturale ha poi fatto il resto eliminando dalla popolazione, e quindi dalla riproduzione, le bovine che non si adattavano a questo tipo di stabulazione.

Se le stalle “legate” fossero andate così bene non sarebbero nate le stalle a stabulazione libera in cui le bovine sono libere di muoversi, e quindi di praticare il comportamento di branco, e dove l’area di riposo era inizialmente su una lettiera permanente con paglia. Rispetto alla stalla a stabulazione fissa quella libera necessita di spazi maggiori e di un complesso sistema di gestione del liquame proveniente dalle corsie di alimentazione e del letame della lettiera permanente. Nelle stalle libere poi la mungitura non poteva esser più fatta alla posta ma andava eseguita in appositi locali. Questo tipo di stalla è sicuramente più costosa in termini di realizzazione, manutenzione e gestione rispetto alla stabulazione fissa. Ulteriore evoluzione delle stalle a stabulazione libera fu il modificare l’area di riposo dalla lettiera permanente alle cuccette. Oggi sono moltissime le stalle, specialmente di pianura e che non hanno l’alpeggio, che hanno adottato questa soluzione. Anche questo tipo di stalle ha esercitato una notevole pressione selettiva sugli animali permettendo di sopravvivere e riprodursi solo a quegli individui che si adattavano alla cuccetta e che riuscivano a vivere sempre su superfici cementate più o meno sdrucciolevoli e usuranti per gli unghielli. Diverse decine di anni fa, ebbi modo di assistere alla riconversione delle stalle israeliane da un’area di riposo a cuccette ad una lettiera permanente priva di aggiunte di materiale organico, come paglia, segatura e quant’altro, ma lavorata, ossia arieggiata, due volte al giorno. Queste stalle sono chiamate compost barn e fanno parte del gruppo delle cultivated barn, letteralmente “stalle coltivate”, a cui appartengono anche le compost-bedded pack barn che, a differenza del “tipo israeliano”, hanno necessità di un’area di riposo più piccola ma nelle quali è necessario aggiungere materiale organico per agevolare le fermentazioni e quindi l’asciugamento.

Le motivazioni che hanno spinto gli israeliani alla ristrutturazione pressoché totale delle stalle che ospitano le loro circa 100.000 bovine adulte sono state la necessità di ridurre il liquame da stoccare e poi smaltire nei terreni, quella di agevolare il comportamento estrale, e quindi la fertilità, senza ricorre alle sincronizzazioni ormonali sistematiche e quella di ridurre sensibilmente le zoppie, specialmente quelle ad eziologia infettiva (dermatite digitale). In pratica, gli israeliani notarono che ospitare le bovine in una stalla che gli consente di condurre una vita la più simile possibile a quella che avrebbero avuto in natura, ma al netto degli inconvenienti dati dagli allevamenti estensivi, permette di avere le migliori prestazioni produttive, riproduttive e sanitarie possibili, al massimo della redditività.

Il 5 Marzo 2019 abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “Un viaggio virtuale nelle stalle da latte israeliane” dove abbiamo riportato dati inediti delle performance degli allevamenti israeliani a testimonianza del fatto che loro scelta stabulativa e la loro gestione sono più che efficaci.

Attualmente le compost barn israeliane stanno continuando ad evolvere verso l’eliminazione delle corsie di alimentazione. Questo è possibile se si hanno a disposizione non meno di 30 m2/capo adulto e due corsie di foraggiamento sui due lati lunghi della stalla.

Le stalle tipo compost barn hanno inoltre il non marginale vantaggio di essere gradite ed eticamente rassicuranti per i consumatori.

Di seguito riportiamo l’abstract di un’interessantissima invited review, tradotta integralmente in italiano, dal titolo “Invited review: stalle compost bedded pack per bovine da latte“.

In allegato il testo integrale.

 

ABSTRACT

Le stalle con lettiera compost (CBP, compost bedded pack) stanno ricevendo un’attenzione sempre maggiore come potenziale sistema di stabulazione per bovine da latte in grado di migliorare il benessere degli animali. Questo articolo passa in rassegna le attuali conoscenze scientifiche sulla CBP con l’obiettivo di fornire un mezzo esaustivo per gli allevatori e i ricercatori che utilizzano questo sistema di stabulazione. Nelle stalle CBP, alle bovine viene messa a disposizione un’area aperta provvista di lettiera piuttosto che le singole cuccette con corsie in cemento che solitamente si ritrovano nei sistemi di allevamento a stabulazione libera. La lettiera, costituita da un mix di lettiera organica ed escrementi bovini, è rivoltata frequentemente (1-3 volte al giorno) per far incorporare al suo interno il letame fresco e l’aria, promuovendo così un processo di compostaggio aerobico. Per funzionare bene, la CBP richiede generalmente molta superficie per capo. La superficie ottimale di lettiera varia da 7.4 a più di 15 m2/vacca, a seconda di svariati fattori, tra cui il clima, la tipologia di lettiera, il management della lettiera e le caratteristiche delle bovine. Gli studi hanno indicato che le stalle CBP, rispetto ai sistemi di stabulazione convenzionali come le stalle a stabulazione libera, potenzialmente sono in grado di migliorare il benessere delle bovine da latte. In particolare, i principali benefici segnalati includono un migliore comfort durante il riposo, una migliore salute dei piedi e degli arti e la possibilità di manifestare, da parte dell’animale, un comportamento più naturale. La ricerca ha anche indicato che con la CBP si può ottenere una corretta salute della mammella. Tuttavia, poiché la lettiera contiene elevate concentrazioni di batteri, è essenziale una sua corretta gestione per mantenere un’adeguata pulizia delle bovine e ridurre il rischio di mastite. Il controllo dell’umidità della lettiera viene costantemente indicato come il problema più importante quando parliamo di CBP. Soprattutto in condizioni climatiche fredde e umide, può essere necessario aggiungere elevate quantità di nuova lettiera per mantenere la zona adeguatamente asciutta e confortevole per le vacche. Tuttavia, i miglioramenti relativi alla salute delle vacche possono andare a compensare i costi più elevati della lettiera.