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Ecoballe in mare, neanche stavolta Conte firma lo stato d’emergenza

Il Tirreno

Impossibile stabilire quando potranno prendere il via i lavori di bonifica dalla plastica del fondale marino

L’attesa si rivela l’ennesimo passaggio a vuoto. Nel Consiglio dei ministri che si è riunito la sera del 14 luglio per concludersi, dopo sospensioni e riprese, alle 5,16 del 15 luglio sotto la presidenza del presidente Giuseppe Conte dell’emergenza ecoballe nel golfo di Follonica non c’è traccia.

Altri 20 giorni senza un atto concreto. La preoccupazione per lo scorrere del tempo da quando il 23 luglio 2015 il cargo Ivy ha disperso 56 ecoballe, 63mila chili di plastiche eterogenee di combustibile solido secondario (Css), sui fondali in prossimità dell’isolotto di Cerboli, è crescente.

Il 25 giugno è decaduto dall’incarico di commissario straordinario l’ammiraglio ispettore Aurelio Caligiore, capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto (Ram), struttura specialistica che è incardinata presso il ministero dell’Ambiente. La sua nomina dalla fine del 2019 è al centro di una contestazione da parte dell’Autorità garante per la concorrenza del mercato (Agcm), il cui pronunciamento è atteso per il 31 luglio. Ma sgombrato il campo da un atto che si è dimostrato inadeguato a fronteggiare l’emergenza, e senza dover ammettere lo sbaglio, la burocrazia romana resta avvitata su se stessa. Sorda all’allarme per una soluzione che da mesi e mesi suona da più fronti.

Il 2 luglio dopo il vertice tra il ministro dell’Ambiente Sergio Costa e il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli sembrava cosa fatta. «L’obiettivo è rimuovere le ecoballe entro settembre», così dal ministero dell’Ambiente. Invece, al 15 luglio non si registra alcun passo in avanti. Impossibile stabilire quando potranno prendere il via i lavori di bonifica del fondale marino.

Sul tavolo del capo dipartimento della Protezione civile nazionale c’è più di una nota. Una è del capo di gabinetto del ministero dell’Ambiente in cui il ministro, il generale Sergio Costa, chiede la proclamazione dell’emergenza nazionale per le ecoballe disperse nel golfo di Follonica. La stessa cosa ha fatto il capo di gabinetto del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi. E ce n’è un’altra sottoscritta dal direttore generale dell’Ispra, Alessandro Bratti, che definisce il recupero indifferibile. Anche il contrammiraglio Caligiore, prima di decadere dall’incarico di commissario straordinario ha più volte sollecitato un provvedimento in linea con l’emergenza.

Non si contano gli appelli del presidente della Regione Toscana e del sindaco Francesco Ferrari diretti al presidente del consiglio Conte. Di fatto, si è perso un anno per riconoscere che quei 63mila chili di plastiche eterogenee in fondo al mare sono un problema reale che ha tutte le caratteristiche per essere trattato come un’emergenza. A dichiarare lo stato di emergenza nazionale deve essere il presidente Conte.

Poi prima che il commissario straordinario, sul cui nome non ci sono indiscrezioni, possa operare, dovremo attendere la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta ufficiale. Settembre è alle porte. Risultato? Al termine della seduta del Consiglio dei ministri si apprende che alla voce provvedimenti di protezione civile il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Conte, ha deliberato su tutt’altro. Senza niente togliere ai casi affrontati, tutti a fronte di emergenze già accadute, sfugge il senso dell’ulteriore ritardo rispetto all’intervento di recupero delle ecoballe che Ispra definisce indifferibile. Invece ci si è occupati della dichiarazione dello stato di emergenza per intervento all’estero in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che hanno colpito il territorio della Repubblica popolare Ucraina nei giorni dal 22 al 24 giugno 2020. E tra gli altri interventi c’è la proroga per dodici mesi dello stato di emergenza già deliberato nei territori della Regione Emilia-Romagna interessati dagli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati nel mese di maggio 2019 e così per quelli che hanno interessato il territorio delle province di Brescia, di Lecco e di Sondrio nei giorni 11 e 12 giugno 2019, il territorio del comune di Grosio della provincia di Sondrio nei giorni 25 e 26 luglio 2019, il territorio dei comuni di Ono San Pietro e Cerveno della provincia di Brescia e di Casargo della provincia di Lecco nei giorni dal 31 luglio al 12 agosto 2019 e l’ulteriore stanziamento di 38.750.000 euro per la realizzazione degli interventi necessari.

Inoltre, c’è un ulteriore stanziamento di 1.633.000 euro per il proseguimento degli interventi necessari in conseguenza degli eventi sismici che hanno colpito i comuni della provincia di Campobasso a far data dal 16 agosto 2018 e quello di 8.200.000 euro per la realizzazione degli interventi in conseguenza dell’eccezionale movimento franoso del 29 gennaio 2019 nel territorio del Cmune di Pomarico (MT). Il golfo di Follonica e il santuario dei cetacei Pelagos possono attendere.

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