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Iren, il business regolato è lo scudo anti inflazione Sfida sulle rinnovabili

Il Sole 24 Ore

Iren, il business regolato è lo scudo anti inflazione Sfida sulle rinnovabili

Strategia. Il gruppo diversifica e punta, oltre che sull’eolico, soprattutto sul solare. Focus sulla divisione Ambiente. Il problema della lunga siccità

Vittorio Carlini

Da una lato gli investimenti nelle reti le quali, tra le altre cose, costituiscono uno scudo contro inflazione e rialzo dei tassi d’interesse. Dall’altro la spinta sulla diversificazione delle fonti di generazione d’energia attraverso la crescita nelle rinnovabili. Sono tra i focus di Iren, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a sostegno del business.

Già, il business. La società, nel piano d’impresa 2021-2030, ha indicato che dei previsti 12,7 miliardi di investimenti lordi cumulati, circa 4,9 miliardi sono indirizzati sulle reti (Elettricità, Gas, Idrico e Teleriscaldamento). Si tratta di un impegno che, se ovviamente non stupisce in un comparto quale quello delle multi-utility, va comunque sottolineato. Il network è un’attività regolata o semi regolata la quale, unitamente a gran parte del settore ambiente, rappresenta un business che (ad esempio attraverso gli adeguamenti sul costo medio del capitale investito) fa da scudo (seppure non totale e alle volte con lo sfasamento nel tempo) sia contro l’inflazione che al rialzo dei tassi d’interesse. Il che, nell’attuale contesto, non è irrilevante.

BU delle Reti

Ciò detto, sempre guardando al business plan 2021-2030 di cui la società conferma i target, l’impegno maggiore sulla rete riguarda l’Idrico. Il 50% dei Capex complessivi sono indirizzati su quest’area la cui Regulatory asset base (Rab) è prevista arrivare, nel 2026, poco sopra i 2 miliardi. Il gruppo, oltre all’espansione per linee esterne, punta (attraverso distrettualizzazione e digitalizzazione del network) a rendere più efficienti e resistenti le stesse reti. Una strategia che aiuterà, tra le altre cose, a raggiungere l’obiettivo di abbattere le perdite idriche al di sotto del 20% nel 2030 (attualmente la media è intorno al 30%). Sennonché, rispetto alla BU reti in generale, nei primi nove mesi del 2022 l’Ebitda rettificato è risultato di fatto piatto (+0,8% il Mol reported). Certo: proprio il settore idrico ha dato un contributo accrescitivo di 5 milioni. Tuttavia sia la distribuzione elettrica che quella del gas è stata contraddistinta dalla flessione dei margini. La duplice dinamica, a ben vedere, è anche, e soprattutto, la conseguenza della riduzione della remunerazione del capitale investito (Waac) decisa da Arera nel 2021 e applicata a partire dal 2022. Un evento il quale, da una parte, sembra contraddire la caratteristica delle reti quale scudo contro inflazione e rialzo del costo del denaro; e, che dall’altra, preoccupa il risparmiatore. Iren, su queste tematiche, non condivide i timori. Il gruppo rimarca che, a fronte del rialzo dei tassi e dell’inflazione, l’attesa è per un adeguamento della remunerazione del capitale investito nel 2024. Un evento, aggiungono alcuni esperti, che conferma la valenza del network come scudo anti inflazione e rialzo dei tassi. Ciò considerato, e riguardo all’andamento della BU delle reti, la società da un lato indica che l’Ebitda nel quarto trimestre del 2022 è positivo e in linea con il budget; e, dall’altro, conferma i target del business plan. Tra cui l’Ebitda a circa 650 milioni nel 2026.

BU Energia

Dal mondo della distribuzione a quello della generazione di Mega Watt. Appannaggio della BU Energia, secondo il business plan, sono circa 2,5 miliardi d’investimenti lordi. Seicento milioni tra il 2021 e il 2024. Nel 2026 l’Ebitda stimato è intorno ai 230 milioni. Alla fine dei primi nove mesi del 2022 è la divisione che ha dato il maggiore contributo incrementale (+86 milioni) al Mol di gruppo. A ben vedere, in questo settore c’è un altro focus di Iren: quello sulle energie rinnovabili. L’obiettivo, facendo leva anche su fondi esterni, è di aggiungere (rispetto al 2020) tra eolico e fotovoltaico 500 Mega Watt al 2026 per, poi, arrivare all’incremento di 2,2 Giga Watt nel 2030. La sfida è importante e guarda, seppure si proceda anche nell’eolico off-shore, soprattutto al fotovoltaico. Proprio nel Febbraio del 2022 la multi-utility ha perfezionato l’acquisto, da European Energy, di impianti solari per circa 120 MW. Così, allo stato attuale, Iren ha una potenza installata nel fotovoltaico di 150 Mega Watt cui ne vanno aggiunti altri 70 che dovrebbero entrare in funzione nel 2023. Tenendo conto che, come indicato, al 2026 l’obiettivo su queste nuove Fer è intorno a 500 MW, Iren indica di essere in linea con la tabella di marcia e che, attraverso partnership, potrebbe anche accelerare rispetto alla medesima. Al di là di ciò: l’espansione è realizzata soprattutto con l’M&A o è essenziale il green field? La risposta è che l’utility, quale realtà industriale, privilegia lo sviluppo (in partnership) e la realizzazione ex novo degli impianti.

In nodo della siccità

Sennonché il risparmiatore sottolinea l’aspetto della siccità, Vero! L’Ebitda adjusted della BU Energia, al 30/9/2022, è salito a 254 milioni. E, tuttavia, la marginalità dell’idrolettrico è calata anche, e soprattutto, per la scarsa idraulicità. Una mancanza di acqua sempre meno una tantum che rischia di frenare la crescita aziendale. Il gruppo, invitando a un analisi più articolata, professa fiducia. Dapprima, con riferimento al piano d’impresa, la multi-utility ricorda che le strategie si basano su medie e analisi centennali. Quindi, non può essere una siccità, seppure grave come l’attuale, a modificare l’impostazione degli investimenti di lungo periodo. Ciò detto, però, si pone, dice sempre Iren, il tema di un modello aperto e flessibile di gestione del rischio sia riguardo alle precipitazioni che ai volumi. Ebbene: questo modello, viene sottolineato, è presente in azienda e si estrinseca, tra le altre cose, nella diversificazione delle fonti energetiche (attraverso, ad esempio, la spinta sulle nuove rinnovabili) e nella maggiore articolazione geografica delle fonti medesime. Ma non è solo una questione di distribuzione o generazione. C’è (oltre alleSsmart solutions) anche il comparto dell’Ambiente. Questo, rispetto al quale sono stimati circa 2,5 miliardi di Capex lordi al 2030 e un Ebitda di 350 milioni nel 2026, è stato il secondo maggiore contributore (+33 milioni) al Mol del gruppo nei primi nove mesi del 2022. Qui uno sforzo importante riguarda il trattamento e lo smaltimento del rifiuto. Certo: è rilevante la stessa raccolta – 3,3 milioni di tonnellate l’anno previste al 2030 – dove si spinge, tra le altre cose, su espansione inorganica nel territorio e automazione dei processi. E, però, quest’attività è anche prodromica alla crescita degli impianti. Strutture le quali, oltre ai due recenti biodigestori per la Forsu già a regime (Cairo Montenotte e Santhià), nel 2023 aumenteranno di numero. In tal senso può ricordarsi l’impianto per il trattamento del legno e produzione di pallet a Vercelli o quello di lavorazione della plastica a Pianezza. Ciò detto, rispetto all’ultimo trimestre del 2022, l’Ebitda della BU Ambiente è visto tendenzialmente in linea con quello dello stesso periodo del 2021.

BU Mercato

Infine: la Business Unit Mercato. Al 30 settembre scorso la divisione è stata contraddistinta da ricavi in rialzo ed Ebitda in calo. La diminuzione è legata soprattutto alla vendita di energia elettrica. Qui, oltre all’effetto scenario negativo, c’è stato il combinarsi di due fattori. Il primo è la mancanza dell’hedging naturale della produzione idroelettrica. Il secondo, invece, è il bilanciamento dei profili di consumo dei clienti retail con contratti a prezzo fisso. L’effetto combinato dei due fattori ha comportato il ricorso al mercato spot per l’approvvigionamento di energia a prezzi elevati, con un impatto negativo sui margini. Rispetto alla BU in oggetto, però, Iren, con riferimento al 2023, indica, da un lato, che i contratti a prezzo fisso arrivano via via a scadenza; e, dall’altro, che le quotazioni di energia elettrica e gas sono calate. Quindi, dice il gruppo, la situazione va normalizzandosi. Al di là di ciò tuttavia, sempre rimanendo in tema di vendita e di clienti, può ulteriormente obiettarsi che sussiste il rischio, nell’attuale difficile contesto economico, del peggioramento della qualità del credito di gruppo. Iren rigetta l’indicazione. L’accantonamento nel 2022 per il fondo svalutazione crediti, viene spiegato, è di circa 60 milioni. La cifra è simile a quella del 2021 e implica, riguardo al dato complessivo dello stesso fondo in rapporto al fatturato, un valore considerato assolutamente sotto controllo. Inoltre, è l’indicazione, il churn rate è in diminuzione. Il che, visto come il cliente che abbandona l’utenza non di rado sia quello in ritardo con i pagamenti, mostra, ribadisce Iren, che non esiste problema sul tema in oggetto. A fronte di ciò, quali allora le prospettive sul 2022? Il gruppo prevede: un Ebitda in rialzo sul 2021; il Net debt to Ebitda inferiore a 3,4 volte e Capex lordi per circa 1,4 miliardi.

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