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Negli abissi 60 tonnellate di plastica. “Se fermate il recupero è un disastro”

La Nazione

La Nazione in missione con il commissario Caligiore per mappare le ecoballe disperse in fondo al mare. E’ emergenza ambientale nell’Arcipelago Toscano. Ma la burocrazia blocca la spedizione di salvataggio

Un mare di plastica (Foto: DutchScenery/iStock)

Piombino (Livorno), 16 febbraio 2020 – C’è un mostro adagiato sul fondale a 45 metri di profondità nel bel mezzo dell’Arcipelago Toscano. Un mostro formato da 60 tonnellate di microplastiche pressate in 44 ecoballe che possono sfaldarsi da un momento all’altro e seminare il loro contenuto sulle spiagge dell’Elba, Follonica, Piombino e giù fino a Castiglione della Pescaia e l’Argentario, in uno scenario apocalittico. A perdere le ecoballe è stata 5 anni fa la motonave Ivy che le aveva caricate al porto di Piombino per trasportarle fino a Varla in Bulgaria, dove la plastica sarebbe stata smaltita nel forno di un cementificio.
Ma quel carico di rifiuti, spediti da Sei Toscana, non arrivò mai a destinazione, perché era fissato male sulla nave e cadde in mare poco dopo l’uscita da Piombino, circa due miglia a sud dell’isolotto di Cerboli, 5 dall’Elba, 4 dalla costa. Ieri mattina, grazie finalmente al meteo benevolo, sono riprese le ricerche sottomarine con il robot per censire tutte le ecoballe e determinare la loro esatta posizione in termini di coordinate. Alla fine si ottiene una mappa necessaria per procerere al recupero. La Nazione ha partecipato alla spedizione in mare con il contrammiraglio Aurelio Caligiore, nominato commissario per il recupero delle ecoballe, e ai sommozzatori del quinto nucleo di Genova della Guardia Costiera che hanno compiuto già delle immersioni e che ieri hanno operato con il ’Rov’ (acronimo di Remotely Operated Vehicle, vale a dire sottomarino a comando remoto). Un apparecchio in grado di scendere in profondità e inviare immagini, video e posizione delle ecoballe che risultano semiaffondate in uno strato melmoso.
«Non c’è tempo da perdere – spiega il contrammiraglio Caligiore – le ecoballe possono rompersi e disseminare la costa del loro contenuto inquinante. Inoltre possono essere anche ’arate’ dai pescherecci che praticano la pesca a strascico e che per errore possono entrare nella zona vietata. Noi stiamo lavorando sodo e se ci viene data la possibilità, vogliamo recuperare tutte le ecoballe prima dell’estate”. Alcune ecoballe, una decina, sono già emerse o finite nelle reti del pescatori, per fortuna recuperate quasi integre. Il rischio è che la situazione possa peggiorare. Ma la burocrazia, come accade spesso in Italia, è in agguato. Intanto L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha aperto un fascicolo per verificare se la nomina di Caligiore rivesta profili di incompatibilità con la sua posizione di ufficiale in servizio come capo del reparto ambientale marino (Ram) della Guardia Costiera. E poi servono poteri di protezione civile per agire con procedimenti di somma urgenza per evitare lunghe procedure per i bandi di appalto a ditte specializzate per il recupero delle ecoballe.
«Non capisco – dice Caligiore – come un ufficiale della Guardia Costiera possa essere in conflitto di interessi con lo Stato. Io vengo qui a titolo gratuito con la mia auto privata e soggiorno in un albergo a 68 euro a notte, spero solo di avere il rimborso spese. Stiamo facendo le ricerche con personale della Guardia Costiera senza costose consulenze esterne. Lo facciamo prima di tutto perché siamo gente di mare e amiamo questo ambiente. Chiediamo alle istituzioni di darci una mano, non vogliamo mollare e poi magari trovarci di fronte ad una grave emergenza ambientale”. Un appello che Caligiore lancia non solo agli enti locali, ma anche alla Regione Toscana e al Governo. Per il recupero saranno necessari da uno a due milioni di euro.

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