Oltre 100 miliardi di tonnellate di materiali consumati, preoccupano i gas serra

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Oltre 100 miliardi di tonnellate di materiali consumati, preoccupano i gas serra

Huffington Post 

Edo Ronchi

I materiali che consumiamo – minerali, combustibili fossili e biomasse – in grandi quantità generano impatti ambientali importanti e costi economici rilevanti: nell’estrazione, nelle lavorazioni, nei trasporti, fino all’utilizzo finale dei prodotti e ai rifiuti da gestire.

La forte crescita del prelievo dei materiali – da 26,7 nel 1970 a 92 miliardi di tonnellate nel 2017, di ben 3,5 volte in meno di 50 anni – è uno dei principali problemi per il futuro e la sostenibilità dello sviluppo.

Un recente Rapporto (The circularity GAP report  2020) del Circle economy, un centro di ricerche internazionali con sede ad Amsterdam, fornisce un interessante aggiornamento. Il prelievo di risorse non sta rallentando: dal 2015, quando era di 84,4 Mld di t, è cresciuto di ben il 9% nel 2017.

Sommando ai 92 Mld di t prelevate, gli 8,65 Mld di t di materiali provenienti dal riciclo dei rifiuti, si arriva a ben 100,6 Mld di t. consumate nel 2017, composte da 60,9 MLd di t di minerali, 15,1 Mld di t di combustibili fossili e 24,6 Mld di t di biomassa.

Questa enorme quantità e la sua crescita sono strettamente correlate anche con consistenti emissioni di gas serra e al loro aumento. Le emissioni di gas serra sono, infatti, cresciute dal 2015 al 2017, da  50,6 a 53,3 Mld di t di CO2 equiv. 

Se dovesse procedere il trend attuale del consumo mondiale di materiali, si arriverebbe a 170-180 miliardi di tonnellate al 2050, con un conseguente   aumento delle emissioni di gas serra incompatibile con ogni ipotesi di decarbonizzazione dell’economia e di contenimento dell’aumento delle temperature ben al di sotto dei 2°C, previsti dall’Accordo di Parigi. 

Le crescenti preoccupazioni per il riscaldamento globale stanno portando anche maggiore attenzione all’economia circolare: alla necessità di abbattere l’uso dei combustibili fossili – ancora in crescita e che continuano a fornire l’81% dell’energia consumata nel mondo -, di tagliare gli alti consumi di energia –  connessi in particolare con l’impiego massiccio dei materie prime vergini e con il consumismo di prodotti di breve durata – e di ridurre le emissioni e aumentare la cattura del carbonio – nei suoli, nelle foreste, nelle coltivazioni e negli allevamenti – nell’uso e nella produzione delle biomasse.

Il tasso di circolarità dell’economia mondiale – che misura il rapporto fra l’impiego di materiali derivati riciclati rispetto al totale di quelli impiegati – già basso, è peggiorato: dal 9,1% nel 2015 all’8,6% nel 2017.

Questo peggioramento dipende dal forte aumento dei materiali consumati a fronte di un piccolo aumento di quelli generati col riciclo. I materiali riciclati sono aumentati solo di 250 mila tonnellate: da 8,4 Mld di t nel 2015 a 8,65 Mld di t nel 2017.

La decisione della Cina di fermare dal 2017 l’importazione di 24 tipi di rifiuti – fra i quali quelli plastici, di carta e tessili – ha probabilmente inciso su questo rallentamento: quantità importanti di rifiuti venivano in passato avviate al riciclo in Cina; il blocco di questo sbocco ha generato rallentamenti in alcune filiere del riciclo in diversi Paesi, Italia compresa.

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