Rifiuti, il Pnrr traina gli investimenti ma molti dei progetti sono fermi

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Rifiuti, il Pnrr traina gli investimenti ma molti dei progetti sono fermi

Il Sole 24 Ore

Rifiuti, il Pnrr traina gli investimenti ma molti dei progetti sono fermi

Iniziative innovative al Nord, mentre Centro e Sud recuperano i ritardi

Il valore della produzione cresce a 13,1 miliardi (+11% ) per i 234 player del settore

Giorgio Santilli

Torna in salute il settore della gestione dei rifiuti dopo la Pandemia con la crescita del valore della produzione (13,1 miliardi e +11% nel 2021) e dell’Ebitda (2 miliardi e +17%) per i 234 player dei tre comparti di raccolta, trattamento/smaltimento e selezione/valorizzazione, mentre le aziende Top 124 di raccolta e trattamento/smaltimento registrano livelli record di investimenti (912 milioni di euro nel 2021) con una crescita del 59,6% su base annua. Progetti trainati dal consolidamento del perimetro di attività, dalla realizzazione di nuovi impianti per la selezione e il trattamento dei materiali e dalla sostituzione del parco mezzi. In questa spinta gioca un ruolo importante il Pnrr che pure presenta zone d’ombra ed elementi di criticità con numerosi progetti ritirati o sospesi, altri bloccati dal Nimby o dai ripensamenti politici, altri ancora (soprattutto al Sud) più attenti a recuperare il gap di impianti maturi che a spingere l’innovazione. Il 57,8% degli investimenti si deve ancora al segmento delle Grandi multiutility, mentre un dato allarmante è che solo l’1,6% è localizzato al Sud e il 10,5% al Centro, con il Nord che continua a concentrare l’85,4% dell’intera torta.

È la fotografia scattata dall’Annual Report 2022 di Was e Althesys “Waste Strategy” che sarà presentato oggi a Milano dal ceo di Althesys Strategic Consultants, Alessandro Marangoni. Il rapporto evidenzia anche la forte ripresa delle operazioni straordinarie messe in campo dai player del settore, 35 nel 2021 contro le 21 registrate nel 2020: nel 60% dei casi si tratta di acquisizioni volte a crescere fuori del core business o a consolidarsi nella filiera. Spiccano le partnership per l’innovazione tecnologica. Un focus dedicato ai rifiuti speciali conferma, a dispetto della persistente frammentarietà, che si tratta di un comparto redditizio e dinamico, con un aumento del 10,6% dei volumi. Un terzo delle aziende che fanno gestione di rifiuti urbani è attivo anche negli speciali.

Nel Rapporto c’è un capitolo dedicato ai progetti Pnrr. Un lavoro originale che scandaglia 201 delle 835 proposte – e in alcuni casi lo stato di attuazione – presentate su sei diverse linee di investimento della missione 2, componente 1 del Piano, a poco più di un anno dai decreti per la selezione dei progetti ammissibili. Le proposte mappate sono il 24% del totale ammesso dall’allora Mite. Alle 835 totali vanno però aggiunti 50 progetti esclusi o ritirati dai proponenti e 195 sospesi in attesa di chiarimenti, per 1080 iniziative totali. Da questa analisi emergono alcuni elementi significativi, così come alcune criticità. Non mancano i casi di Nimby, soprattutto nel Sud, dove addirittura ci sono progetti ritirati dai comuni per le proteste dei cittadini dopo che avevano ottenuto un punteggio alto.

Pur senza una quantificazione precisa, il rapporto denuncia tuttavia un «non trascurabile» numero di progetti sospesi, concentrati soprattutto nella linea 1 1 C (revamping e costruzione impianti fanchi, Pad e tessili) «dei quali allo stato non è chiara la sorte». Altro elemento, che conferma lo squilibrio fra Nord e Centro-Sud, è che «i progetti innovativi si concentrano al Nord, mentre le iniziative del Centro Sud paiono rivolte soprattutto a recuperare i ritardi cumulati negli anni nell’impiantistica tradizionale». Inoltre, si segnala «l’alto numero di impianti Forsu (umido) sebbene alcuni con punteggi più bassi rispetto ad altre iniziative» e «il rischio che siano finanziati impianti da realizzare in zone che già dispongono di una capacità di trattamento adeguata».

Sul piano delle tecnologie, anche se sono rimasti esclusi dal finanziamento i termovalorizzatori «le risorse destinate al biometano non sono state limitate, anzi, sono diversi i casi di riconversione di impianti biogas a biometano». In settembre, peraltro, sempre in ambito Pnrr, è stato pubblicato il decreto sugli incentivi al biometano per la costruzione o il revamping di impianti (l’accesso agli 1,7 miliardi previsti avverrà mediante aste pubbliche al ribasso che si svolgeranno entro il 2024). In sostanza, conclude il rapporto, «mentre non si prevede di sostenere il Waste-to-Energy di cui vi è ancora necessità, si rischia di generare overcapacity nella Forsu».

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