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Scarlino, il Consiglio regionale chiede lo stop al termovalorizzatore. Ma è buio sulle alternative

Greenreport

Approvata all’unanimità la mozione di Sì-Toscana a sinistra

Fattori: «L’inceneritore deve essere chiuso per sempre, programmando al suo posto impianti per il recupero di materia». Con buona pace di una visione integrata del problema

Di Luca Aterini

“Fermare immediatamente la sesta procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) relativa all’inceneritore di Scarlino in assenza di un elaborato progettuale che contenga un nuovo studio di impatto ambientale come sostiene la stessa avvocatura regionale”. È quanto chiedono i consiglieri di Sì-Toscana a sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti, in una mozione che è stata approvata ieri dall’aula del Consiglio regionale all’unanimità.

Nell’atto, Fattori e Sarti chiedono alla Giunta di tener conto della sentenza del Tribunale di Grosseto (numero 980/2019) che inibisce la prosecuzione dell’attività dell’inceneritore a tutela della saluta pubblica. La sentenza, ricordiamo, è arrivata a dicembre del 2019 – mentre di fatto l’impianto è fermo già da cinque anni – e “inibisce la prosecuzione dell’attività del medesimo impianto nella sua attuale configurazione”. «Ovviamente le sentenze si rispettano, sia quando sono a favore che quando sono avverse, ma nella fattispecie – commentò allora il presidente della società Scarlino energia, Moreno Periccioli – non c’è nessun effetto pratico. Da mesi stiamo lavorando per superare le obiezioni tecniche e ripartire».

L’istanza avanzata in Regione da Scarlino energia già a dicembre nasce appunto per cambiare tale configurazione: nell’ambito del procedimento autorizzatorio unico regionale l’azienda richiede che il progetto venga sottoposto ad Autorizzazione integrata ambientale (Aia), permesso a costruire, Valutazione d’incidenza, autorizzazione dei Vigili del fuoco, parere di compatibilità idraulica da parte dell’Autorità di bacino, parere sanitario, parere su industria insalubre. Il tutto proprio a massima tutela dei parametri ambientali: il procedimento nasce appositamente per valutare il progetto, mentre l’intento sotteso alla mozione sarebbe quello di bloccarlo a prescindere. Ma se arrivasse l’ok della Regione, il nuovo impianto sarebbe molto diverso da quello attualmente presente a Scarlino.

Il progetto prevede infatti, come si legge sulla documentazione disponibile in Regione, la ≤realizzazione il revamping delle camere di combustione e delle linee di depurazione fumi delle esistenti 3 linee di termovalorizzazione (Linea 1, 2 e 3), con successiva disattivazione della Linea 1 e costruzione di una nuova Linea 4, ancora più moderna e performante dal punto di vista ambientale. Prevede inoltre la modifica dell’esistente impianto di Trattamento rifiuti liquidi (Trl) con costruzione a valle dell’attuale sezione di trattamento chimico-fisico, di una sezione per il trattamento biologico di rifiuti liquidi con alto carico organico».

Ma per i consiglieri di Sì-Toscana a sinistra è sbagliata in partenza la termovalorizzazione dei rifiuti: «La scelta dell’incenerimento è sempre la peggiore tra le soluzioni possibili – prosegue Fattori – perché non chiude affatto il ciclo dei rifiuti ma anzi trasforma l’atmosfera in una discarica avvelenata priva di confini. Ma nel caso di Scarlino si tratta anche di una scelta tecnologicamente pericolosissima dato che l’impianto non ha mai rispettato le caratteristiche strutturali previste dalla normativa nazionale per abbattere le diossine in uscita dalle camere di post-combustione. Al posto dell’inceneritore deve sorgere una ‘fabbrica dei materiali’ per il recupero di materia dai rifiuti, una soluzione razionale e in grado di dare molta più occupazione e reddito dell’incenerimento. È questa la nuova filiera circolare da costruire, le cui basi e precondizioni sono la raccolta porta a porta e la tariffa puntuale. L’inceneritore deve essere chiuso per sempre, programmando, al suo posto, impianti per il recupero di materia dai rifiuti differenziati, in un’ottica di economia circolare».

Una posizione legittima dal punto di vista politico, ma che ha poco a che vedere con la gerarchia europea di gestione rifiuti (recepita in Italia ormai da vent’anni, con il Dlgs 3/12/10, n. 205), né con le nuove direttive Ue sull’economia circolare in fase di recepimento, né con le evidenze a tutt’oggi disponibili – in Toscana e fuori.

È infatti certamente vero che il recupero di materia è più prezioso di quello di energia, ma non a caso la gerarchia Ue li prevede uno di seguito all’altro: la termodinamica è la scienza dei limiti e ci insegna che ad ogni trasformazione una parte della materia e dell’energia disponibile si degrada. Il recupero di energia si adotta dunque quando non è sostenibile quello di materia, come per le frazioni non riciclabili o per gli scarti stessi del riciclo; è conseguibile tramite termovalorizzazione ma anche tramite altre tecnologie, ad esempio biodigestione anaerobica, quando si parla di rifiuti organici. L’alternativa (presente anch’essa nella gerarchia Ue come ultimo step) è la discarica oppure – la soluzione più insostenibile di tutte – l’export.

La Toscana, che da anni sta smantellando i propri termovalorizzatori (erano 8 nel 2012, adesso sono 5 e se verranno mantenute le promesse di Livorno e Montale arriveremo a 3) sta ricorrendo sempre più alla discarica (33% dei rifiuti urbani) e si stima che almeno 8.760 tir carichi di spazzatura valichino ogni anno i confini regionali, con elevati costi ambientali (si pensi solo al relativo traffico e smog) oltre che per le aziende e per i cittadini, in termini di Tari più salate.

Al contrario, le nuove direttive Ue prevedono di raggiungere entro il 2035 il 65% di riciclo e il 10% di discarica; sappiamo dunque che, pur traguardando gli obiettivi europei di riciclo per i rifiuti (urbani), rimarranno in Toscana circa 600mila tonnellate l’anno di scarti da riciclo e rifiuti non riciclabili che dovranno essere gestiti. Che ne facciamo? È possibile gestirli senza termovalorizzatori senza un crescente uso di discariche e peggio ancora export?

Se sì, meglio, ma per rispondere rischia di essere controproducente, come abbiamo già argomentato, impostare il dibattito attorno al nodo termovalorizzatori sì – termovalorizzatori no. Occorre un Piano regionale rifiuti e bonifiche che guardi al problema nel suo complesso, indicando chiaramente quali impianti costruire, dove e perché. Nel frattempo le battaglie ideologiche non aiutano nessuno, men che meno le ambizioni di economia circolare.

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