Servizi pubblici, da Utilitalia proposti investimenti da 25 miliardi di euro per il Pnrr

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Servizi pubblici, da Utilitalia proposti investimenti da 25 miliardi di euro per il Pnrr

Greenreport

14 mld di euro nel comparto idrico, 7 in quello energetico e 4 sulla gestione rifiuti

Servizi pubblici, da Utilitalia proposti investimenti da 25 miliardi di euro per il Pnrr

Da qui potrebbero arrivare 285mila posti di lavoro. Come? Castelli: «La transizione ecologica ha bisogno di un piano dettagliato e di una serie di riforme, perché le risorse da sole non bastano»

Dopo le prime proposte elaborate lo scorso autunno, le aziende attive nei servizi pubblici rappresentate da Utilitalia hanno offerto ieri il loro contributo sulla proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) approvata dal Governo, nel corso dell’audizione tenutasi ieri presso le commissioni riunite Bilancio, Ambiente e Attività produttive della Camera.

In totale gli investimenti proposti da Utilitalia – che peraltro vertono su servizi pubblici che hanno avuto occasione di dimostrare la loro indispensabilità anche nei momenti più critici della crisi sanitaria – valgono 25 miliardi di euro: di questi 24,9 miliardi sono per la transizione verde e 142 milioni per la digitalizzazione. Il settore nel quale si concentra il maggior numero di progetti è quello idrico (55%, per un valore di circa 14 miliardi), seguito da quello energetico (27%, circa 7 miliardi) e da quello ambientale (17%, circa 4 miliardi). Nel campo idrico, si va dall’ottimizzazione degli approvvigionamenti alla depurazione efficiente, fino alla riduzione delle perdite di rete e al contrasto al dissesto idrogeologico; in quello energetico si va dall’efficientamento energetico degli edifici al teleriscaldamento, dalle smart grid fino allo sviluppo delle energy community; in quello ambientale si punta ad accelerare la raccolta differenziata, sull’ampliamento della tariffa puntuale, sulla realizzazione di nuovi impianti per il riciclo e sulla valorizzazione dei fanghi di depurazione.

Complessivamente, si tratta di una proposta in grado di sostenere lo sviluppo sostenibile del Paese nella sua triplice declinazione, ovvero non solo ambientale ma anche sociale ed economica: gli investimenti portati in evidenza da Utilialia sarebbero infatti in grado di portare significativi impatti sia in termini di Pil (+1,48%) sia occupazionali (285.000 nuovi posti di lavoro). Già il punto di partenza si quantifica come tutt’altro che banale: le circa 450 imprese associate a Utilitalia forniscono i servizi idrici all’80% della popolazione, i servizi ambientali al 55%, la distribuzione gas ad oltre il 30% e servizi di energia elettrica al 15%, con un valore della produzione pari a 38 miliardi di euro, 1,3 miliardi di utili e oltre 90.000 occupati.

Per far sì che i 25 miliardi di euro proposti non rimangano su carta, però, ancor prima delle risorse economiche sarà indispensabile intervenire sulla semplificazione burocratica – in particolare riguardante l’iter del permitting per gli impianti – e sulle modalità di governance.

«Il Recovery fund è una grande opportunità per l’Italia – osserva nel merito la presidente di Utilitalia, Michaela Castelli (nella foto, ndr) – La transizione ecologica ha bisogno di un piano dettagliato e di una serie di riforme, perché le risorse da sole non bastano: serve una forte semplificazione normativa, soprattutto in fase di iter autorizzativi e snellimento dei tempi delle procedure, e un impegno non più differibile sul Meridione, dove è indispensabile favorire un approccio industriale ai servizi pubblici».

Tra le proposte avanzate da Utilitalia figurano – come dettagliano dalla federazione – la riforma del servizio idrico al Sud, con un forte indirizzo statale che assicuri l’affidamento del servizio a un soggetto industriale, e l’autosufficienza  nel ciclo dei rifiuti, superando la frammentazione e garantendo l’adeguamento della pianificazione regionale alle reali necessità impiantistiche del Paese.

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