«Il pubblico creda nei progetti e crei posti di lavoro di qualità»

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«Il pubblico creda nei progetti e crei posti di lavoro di qualità»

Il Tirreno

«Il pubblico creda nei progetti e crei posti di lavoro di qualità»

Il pubblico prenda in mano la situazione e porti avanti progetti di sviluppo che creino buona occupazione perché il privato non riuscirà a ripartire a solo. Lo dice in modo chiaro Dalida Angelini, segretaria della Cgil Toscana facendo emergere nei temi – al di là dei percorsi e della forma – tra imprenditori e sindacato non ci siano idee di sviluppo così distanti. Per tutti un punto di partenza comune: riportare lavoro ed economia al centro dell”agenda politica.

Angelini, qual è la situazione dell’economia in Toscana?

«Da qui alla fine dell’anno prevedo uno scenario complicato anche dal punto di vista dell’occupazione, avevamo previsto una perdita di lavoro compresa tra i 65mila e i 100mila posti. Sembra che dagli ultimi dati di luglio si veda un leggero miglioramento».

Quali sono i settori più preoccupanti per l’occupazione una volta che non ci sarà più il blocco dei licenziamenti?

«Il turismo e la produzione legata all’export: sono esattamente quelli che ci fecero uscire dalla crisi del 2008. E comunque c’è un’incertezza complessiva. Servono azioni della politica che creino nuova occupazione di qualità. Un altro effetto negativo continuerà ad esserci sui consumi: guardiamo con preoccupazione al commercio e anche alla grande distribuzione. C’è una forte attenzione delle persone ai consumi, non spendiamo più con serenità».

Un vortice da cui è difficile uscire: non si consuma, si riduce la produzione, si lavora meno…

«In Toscana bisogna far ripartire il lavoro, con posti e retribuzioni che diano da vivere. È necessario cominciare dal rinnovo dei contratti nazionali privati e pubblici. Serve un’assunzione di responsabilità che Confindustria nazionale su alcuni contratti non ha avuto. Spero, mi auguro e chiedo con forza alla politica che rimetta al centro l’ elemento dello sviluppo del territorio. Penso che la Rete unica a livello nazionale possa rappresentare un’idea di futuro del paese e può essere ridurre le disuguaglianze. Anche in Toscana dovremo mettere in campo progetti così, con un grande ruolo del pubblico».

Entriamo nel merito.

«Progetti di economia circolare per i rifiuti: è importante fare la raccolta differenziata ma anche riutilizzare la materia prodotta chiudendo il ciclo. Inoltre serve fare quelle infrastrutture che hanno diviso per anni la nostra regione: la Tirrenica, senza la quale nessuna azienda andrà a investire nel sud del territorio. Siamo indietro nella digitalizzazione, dobbiamo spingere avanti sull’industria 4.0».

Cose ripetute più volte.

«E non si può rimandare ancora. La più grande infrastruttura su cui poter lavorare è il welfare, a partire dalla sanità. Sono state fatte assunzioni ma ci sono da colmare ancora alcuni buchi per quanto riguarda la sanità territoriale (da affrontare subito). E poi il settore della conoscenza e della scuola. Serve una riconversione complessiva».

Confindustria Toscana la prossima settimana presenterà uno studio realizzato con la Scuola Sant’Anna proprio sui temi principali da cui ripartire. Le indicazioni sembrano le stesse?

«Ha fatto bene Confindustria a chiedere uno studio alla scuola Sant’Anna ma gli argomenti per quel new deal che anche loro auspicano è contenuto in un patto di sviluppo che abbiamo già sottoscritto. Un patto che rimetteva al centro – lo ripeto – politica industriale, infrastrutture, banda larga, ambiente, sanità economia circolare».

–servizi a cura di Ilenia Reali

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